Solo Bollani e il suo piano

Prendete un brano famoso come “Tico Tico no fubà” e immaginatelo come un quadro figurativo. Un paesaggio o un ritratto, poco importa. Prendete lo stesso brano e ascoltatelo nella vivida trasposizione “cubista” di Stefano Bollani, il quale costruisce una parafrasi ingegnosa quanto disorientante: il mercuriale tema di Abreu è segmentato in frasi trasposte in tonalità sempre diverse. È il miglior biglietto da visita per comprendere il genio di Bollani, ospite giovedì prossimo (ore 21) al Ponchielli.
Il pianista milanese si esibisce nel massimo teatro cittadino in un concerto interamente dedicato allo strumento solista. Come accade sempre durante le esibizioni dedicate alle voci degli ottantotto tasti, Bollani costruisce il repertorio in base all’umore del pubblico, «passando dal Brasile alla canzone degli anni Quaranta fino ad arrivare ai bis a richiesta in cui mescola brani come se fosse un disc-jockey», sempre filtrandoli con la propria raffinata creatività, in un gioco di umori ed improvvisazioni.
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Il pianista milanese si esibisce nel massimo teatro cittadino in un concerto interamente dedicato allo strumento solista. Come accade sempre durante le esibizioni dedicate alle voci degli ottantotto tasti, Bollani costruisce il repertorio in base all’umore del pubblico, «passando dal Brasile alla canzone degli anni Quaranta fino ad arrivare ai bis a richiesta in cui mescola brani come se fosse un disc-jockey», sempre filtrandoli con la propria raffinata creatività, in un gioco di umori ed improvvisazioni.
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