Un disco con la "voce" dello Stradivari Edoardo Zosi racconta: «Io e... "Il Cremonese"»

di Stefano FratiLo Stradivari “Il Cremonese”, nel trecentesimo anno di vita, è celebrato con un disco in cui il capolavoro è suonato da Edoardo Zosi con l’accompagnamento al piano di Stefania Redaelli. Domenica prossima, 7 giugno, l’Auditorium “Giovanni Arvedi” ospita la presentazione del disco, inciso per la prestigiosa etichetta Warner Classics.
Il giovane archetto milanese raccoglie qualche impressione sullo strumento che porta nel mondo il nome di Cremona.
«È un violino molto reattivo, brillante ed energico. Ha un timbro molto definito. A differenza di altre creazioni, caratterizzate dal suono pastoso e accomodante, questo Stradivari ha una qualità di voce molto densa e caratterizzata. Se dovessi definirlo tramite una trasposizione pittorica direi che il suono del Cremonese non è una pennellata, quanto più un tratto di china ben delineato».
Quanto tempo ha impiegato per prendere confidenza con questo gioiello?
«Ho suonato “Il Cremonese” due anni fa in occasione dello Stradivari Festival e in quell’occasione ho avuto a disposizione due ore circa, divise fra prove e concerto. Recentemente, prima della registrazione del cd, ho avuto due giorni di tempo per studiarlo. Non moltissimo, ma grazie allo stato di conservazione eccezionale, è stato sufficiente per coglierne il carattere: è un violino “primadonna”, non ti asseconda ma va invece assecondato. Alcuni strumenti si plasmano sul carattere del violinista, sono per certi versi il megafono naturale delle intenzioni di chi lo suona; altri ancora – ed è questo il nostro caso – lo strumento ti suggerisce il modo di suonare, invitano verso sfumature e fraseggi diversi dal solito».
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Il giovane archetto milanese raccoglie qualche impressione sullo strumento che porta nel mondo il nome di Cremona.
«È un violino molto reattivo, brillante ed energico. Ha un timbro molto definito. A differenza di altre creazioni, caratterizzate dal suono pastoso e accomodante, questo Stradivari ha una qualità di voce molto densa e caratterizzata. Se dovessi definirlo tramite una trasposizione pittorica direi che il suono del Cremonese non è una pennellata, quanto più un tratto di china ben delineato».
Quanto tempo ha impiegato per prendere confidenza con questo gioiello?
«Ho suonato “Il Cremonese” due anni fa in occasione dello Stradivari Festival e in quell’occasione ho avuto a disposizione due ore circa, divise fra prove e concerto. Recentemente, prima della registrazione del cd, ho avuto due giorni di tempo per studiarlo. Non moltissimo, ma grazie allo stato di conservazione eccezionale, è stato sufficiente per coglierne il carattere: è un violino “primadonna”, non ti asseconda ma va invece assecondato. Alcuni strumenti si plasmano sul carattere del violinista, sono per certi versi il megafono naturale delle intenzioni di chi lo suona; altri ancora – ed è questo il nostro caso – lo strumento ti suggerisce il modo di suonare, invitano verso sfumature e fraseggi diversi dal solito».
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