Snetberger incanta fra tinte latine e improvvisazione

Buon successo per la seconda tappa del Festival Jazz: in un atmosfera di eccezionale concentrazione (leggi: silenzio) si è esibito ieri sera il chitarrista Ferenc Snetberger con l’apporto del Nador String Quartet. Da segnalare, come qualità costante durante tutta la serata, l’ottima acustica dell’amplificazione. Nell’Auditorium “Arvedi” i due altoparlanti non hanno penalizzato l’omogeneità timbrica delle sei corde, senza tendere in alcun modo al rimbombo delle frequenze più gravi. La prima parte, con una progressione in crescendo, è tutta incentrata sui brani solistici di Snetberger. Il brano d’apertura vive del linguaggio armonico tipico jazz più classico: Bill Evans o Ralph Towner potrebbero essere i giusti esempi per il lessico di Snetberger, il quale rompe il ghiaccio con un brano intessuto su una scrittura che, per la relativa semplicità del disegno, pare addirittura una trascrizione dal pianoforte...
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