Con uno Stradivari nel terzo millennio

Visto l’orario, la presenza dello Stradivari Vesuvio e di un interprete eccezionale non si poteva che parafrasare il celebre film di Fred Zinneman: Mezzogiorno di fuoco. Le luci a spot dell’Auditorium “Arvedi” disegnano un ovale di luce sul palcoscenico. Al centro di questa ellissi, alle dodici precise, il talentuoso Teofil Milenkovic attacca con il ventiquattresimo Capriccio di Paganini. È la prima volta in assoluto che il giovanissimo musicista imbraccia uno Stradivari. Il ‘Vesuvio’ 1727 canta con magnifica pienezza: impressiona soprattutto il registro medio-grave, ricco di potenza baritonale e una pasta timbrica densa, terrosa.
«Un’esperienza eccezionale - racconterà di lì a poco il giovane violinista - che mi ha riempito di orgoglio. Mi sono trovato sorpreso nota dopo nota: all’inizio avevo quasi paura a suonare un forte, poi ho apprezzato le sfumature e le sottigliezze timbriche che sembravano non avere fine. I primi momenti mi sono chiesto: sono io che sto suonando lo Stradivari o è lui che suona me?».
«Un’esperienza eccezionale - racconterà di lì a poco il giovane violinista - che mi ha riempito di orgoglio. Mi sono trovato sorpreso nota dopo nota: all’inizio avevo quasi paura a suonare un forte, poi ho apprezzato le sfumature e le sottigliezze timbriche che sembravano non avere fine. I primi momenti mi sono chiesto: sono io che sto suonando lo Stradivari o è lui che suona me?».
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