Radici blues per il rap degli Uomini Colorati che giocano sulla tela con le contaminazioni In uscita il primo ep della giovane band

12 MAR 15
Ultimo aggiornamento: 17:2916 MAG 25
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Gli Uomini Colorati sono ragazzi di 18 e 19 anni. Lorenzo Vezzini, Alberto Maini, Daniele Sartori e Marco Aporti suonano insieme da poco più di un anno e mezzo e tra la fine di marzo e l’inizio di aprile daranno alle stampe il loro primo album: Uomini Colorati. «C’è venuto spontaneo, ci abbiamo messo tutti i colori che sono affiorati nella mente».
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Un Ep di 6 brani con quattro camicie stese senza togliere la cravatta in copertina. «Quando saliamo sul palco ci vestiamo così: la camicia di un colore e la cravatta che c’entra nulla. Siamo un po’ kitsch - ride Lorenzo - ma ci piaceva l’idea». «Quale idea? - sorride Daniele - io mi sono sempre vestito a caso». «Diciamo - taglia corto Lorenzo - che non è il look a definire la nostra personalità».
E quella non manca certo ai quattro ragazzi: una formazione blues, la passione per i grandi solisti della chitarra, per l’improvvisazione, le lezioni di chitarra jazz, fino ad arrivare ad una forma di rap del tutto nuova. «Intanto ci chiamiamo Uomini Colorati per due motivi. Primo: le rime vengono facili, sia con uomini, sia con colorati. Secondo: il nostro genere è un mix. Jazz, musica tecnologica, metal... E’ rap sperimentale: come una specie di tela bianca su cui buttiamo i colori».
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