A metà strada tra il prof e il cantautore poliedrico

Chiuso il registro dei voti, è il momento di aprire lo spartito. Perché lui, Davide ‘Dada’ Zilli, piacentino d’origine ma cremasco d’adozione, al mattino veste i panni del professore di italiano. Ma, allo scoccare della campanella, indossa quelli di cantautore-pianista.
Con una lunga gavetta di pianista classico, si diploma al Conservatorio di Milano. A 18 anni, dopo la visione del film “The Commitments”, rimane folgorato dalla musica ‘incolta’: inizia così il suo apprendistato in vari progetti musicali, spaziando dal soul al punk, dal blues all’indie pop e al jazz. Dal cantautorato italiano (Conte, Caputo, Jannacci) fino al Joe Jackson di “Night and Day” e all’Elvis Costello più intimista. «Ma aggiungiamoci pure, non so, spruzzatine e rivoli di Belle and Sebastian - racconta -, Gomez, Capossela, XTC, Gino Paoli, Steely Dan, Bersani (Samuele), il soul-pop Motown, Sergio Endrigo, e tanti altri».
Chioma scarmigliata alla Simone Cristicchi, smoking e papillon, avvia una lunga serie di collaborazioni, ottiene premi e riconoscimenti. Nel 2002 inizia a scrivere canzoni e nel 2010 esce il suo primo album “Coinquilini”. Un album di otto tracce, come i vecchi vinili con quattro tracce per lato, in cui racconta della propria quotidianità, tra gli amici, la città, la casa divisa con i coinquilini. Attivo anche in campo letterario, pubblica un libro sul poeta e anglista Roberto Sanesi per le Edizioni di Storia e Letteratura di Roma. Ora è pronto al secondo album. Il titolo è tutto un programma, “Il congiuntivo se ne va”, inciso con Alberto Venturini, polistrumentista e coarrangiatore del disco. La presentazione è in programma per il 10 maggio al Sound di Soresina.
Con una lunga gavetta di pianista classico, si diploma al Conservatorio di Milano. A 18 anni, dopo la visione del film “The Commitments”, rimane folgorato dalla musica ‘incolta’: inizia così il suo apprendistato in vari progetti musicali, spaziando dal soul al punk, dal blues all’indie pop e al jazz. Dal cantautorato italiano (Conte, Caputo, Jannacci) fino al Joe Jackson di “Night and Day” e all’Elvis Costello più intimista. «Ma aggiungiamoci pure, non so, spruzzatine e rivoli di Belle and Sebastian - racconta -, Gomez, Capossela, XTC, Gino Paoli, Steely Dan, Bersani (Samuele), il soul-pop Motown, Sergio Endrigo, e tanti altri».
Chioma scarmigliata alla Simone Cristicchi, smoking e papillon, avvia una lunga serie di collaborazioni, ottiene premi e riconoscimenti. Nel 2002 inizia a scrivere canzoni e nel 2010 esce il suo primo album “Coinquilini”. Un album di otto tracce, come i vecchi vinili con quattro tracce per lato, in cui racconta della propria quotidianità, tra gli amici, la città, la casa divisa con i coinquilini. Attivo anche in campo letterario, pubblica un libro sul poeta e anglista Roberto Sanesi per le Edizioni di Storia e Letteratura di Roma. Ora è pronto al secondo album. Il titolo è tutto un programma, “Il congiuntivo se ne va”, inciso con Alberto Venturini, polistrumentista e coarrangiatore del disco. La presentazione è in programma per il 10 maggio al Sound di Soresina.
Come è partito il suo percorso musicale e come si è evoluto?
Ho iniziato lo studio del pianoforte classico a 8 anni e fino ai...
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