San Remo, quel rito che non tramonta...

21 FEB 14
Ultimo aggiornamento: 16:50 | 16 MAG 25
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​Un’altra edizione è giunta, precisa come le stagioni, anche se, complici il riscaldamento globale, il gravissimo dissesto idrogeologico e l’irresponsabilità di coloro che avrebbero dovuto provvedere per tempo, proprio il fatto che “non ci siano più le stagioni di una volta” e che il tempo si sia imbizzarrito sta provocando dei brutti grattacapi alla Liguria tutta, e a Sanremo in particolare. Il 64esimo Festival della canzone italiana (e il secondo della coppia Fazio-Littizzetto) si conferma un tempio del nazionalpopolare (riveduto e corretto), una sorta di istituzione, ennesimo appuntamento con la manifestazione canora che è stata anche, da molti punti di vista, uno specchio del Paese, riflesso nelle strofe e nei testi delle canzoni. E tuttavia, man mano che la società italiana diventava più complessa e aperta (e la lingua musicale di gran lunga preferita, come quella veicolare, si identificava con l’inglese), il senso e il ruolo del Festival cominciavano a sbiadire. Così si rafforzava il “contorno” e tutti quegli elementi di spettacolo (compresa la politica-spettacolo) che dovevano supportare la musica, la cui natura di core business della kermesse sanremese resiste, ma con caratteri profondamente differenti (e via via, possiamo dircelo, tutto sommato sempre più secondari…). D’altronde, non siamo una...
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