Quando il talento gioca in attacco Vito Romanazzi, dalla Puglia al Torrazzo sognando Sanremo e un duetto con Albano

Mettiamo subito le cose in chiaro: Vito Romanazzi non punta a diventare l’ennesimo fenomeno da talent show. Le sue ambizioni, germogliate a pochi chilometri dal mare della Puglia e cresciute all’ombra del Torrazzo, affondano le radici nella più italiana delle tradizioni. «I miei sogni più grandi sono due: il primo è quello di calcare un giorno il palco di Sanremo», confessa aggiustandosi il ciuffo. Il secondo, invece, lo ha già realizzato nel 2010, duettando con Albano Carrisi sulle note della celeberrima “Nel sole”.
Classe 1988, originario di Rutigliano, in provincia di Bari, Vito ha cominciato a fare capolino nel mondo della musica sin da piccolo, quando cantava insieme con il padre nelle radio del Tacco d’Italia. Poi, nel ‘99, il trasferimento a Cremona, dove per lui è iniziata la lunga stagione dei concorsi canori. «Ricordo ancora il viaggio che ci ha portati dalla Puglia alla Lombardia - sorride -. Sembrava la scena di un film: una caldissima giornata di giugno, senza aria condizionata. La macchina stracarica di valigie e dentro all’abitacolo io, mia sorella, i miei genitori, il cane e il canarino. Quando ho letto il cartello “Cremona” ho messo la testa fuori dal finestrino. Per noi questa città era come l’America. Ci siamo trasferiti qui nella speranza di una vita completamente nuova, accompagnati soltanto dalla nostra fede».
Classe 1988, originario di Rutigliano, in provincia di Bari, Vito ha cominciato a fare capolino nel mondo della musica sin da piccolo, quando cantava insieme con il padre nelle radio del Tacco d’Italia. Poi, nel ‘99, il trasferimento a Cremona, dove per lui è iniziata la lunga stagione dei concorsi canori. «Ricordo ancora il viaggio che ci ha portati dalla Puglia alla Lombardia - sorride -. Sembrava la scena di un film: una caldissima giornata di giugno, senza aria condizionata. La macchina stracarica di valigie e dentro all’abitacolo io, mia sorella, i miei genitori, il cane e il canarino. Quando ho letto il cartello “Cremona” ho messo la testa fuori dal finestrino. Per noi questa città era come l’America. Ci siamo trasferiti qui nella speranza di una vita completamente nuova, accompagnati soltanto dalla nostra fede».
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