Federico Fattinger: «La musica va donata» Dal palco di Italia’s Got Talent a Teatrodanza

Cantautore, interprete, compositore, arrangiatore. Il suo curriculum di musicista è ricco e variegato, ma sarebbe solo una serie di etichette vuote se non lo si sentisse cantare almeno una volta. A parte la lirica, la modulazione della voce, la tonalità, la potenza, la formazione, l’accompagnamento, quel che conta è la pelle d’oca sulle braccia e sulla schiena di quei minuti in scena, perché il mestiere del musicista si nutre d’emozioni del pubblico e d’emozioni ripaga il pubblico. Federico Fattinger, 23 anni, nato a Rovereto e vissuto a Riva del Garda, ma cremonese di stanza, è uno dei talenti che gravitano intorno al PosainOpera Ballet di Cremona. «La passione per la musica c’è sempre stata fin da piccolo. Mia madre me la faceva ascoltare prima ancora che nascessi», spiega. La svolta a nove anni, prima ancora di prendere in mano uno strumento, il crescere del senso del ritmo e la voglia di cantare iniziano a prendere piede, quindi il coro delle voci bianche Anzolim de la Tor e il conservatorio. L’esperienza di cantautore si sviluppa da autodidatta prima di studiare in una scuola. A dieci anni l’incontro con il pianoforte, un grande amore, e la chitarra, più di recente.
Da quanto tempo canti?
«Canto da quando ho nove anni. Ho iniziato a cantare nelle voci bianche con il Coro "Anzolim de la Tor", per poi continuare con il coro delle medie del conservatorio di Riva del Garda; sono entrato a far parte come tenore di supporto nel coro extrascolastico in seconda media e vi ho preso parte fino alla terza superiore, per poi continuare con il gruppo del conservatorio e del liceo musicale di Trento, una volta trasferitomi per esigenze di studio da Riva, dove frequentavo il liceo scientifico. In ogni caso l'esperienza corale per quanto mi riguarda è da considerare, a parte a quella prettamente cantautorale e di interprete che successivamente ho sviluppato, dapprima da autodidatta».
«Canto da quando ho nove anni. Ho iniziato a cantare nelle voci bianche con il Coro "Anzolim de la Tor", per poi continuare con il coro delle medie del conservatorio di Riva del Garda; sono entrato a far parte come tenore di supporto nel coro extrascolastico in seconda media e vi ho preso parte fino alla terza superiore, per poi continuare con il gruppo del conservatorio e del liceo musicale di Trento, una volta trasferitomi per esigenze di studio da Riva, dove frequentavo il liceo scientifico. In ogni caso l'esperienza corale per quanto mi riguarda è da considerare, a parte a quella prettamente cantautorale e di interprete che successivamente ho sviluppato, dapprima da autodidatta».
Da quanto tempo suoni?
«Suono da quando ho dieci anni: quindi ad oggi sono tredici anni».
«Suono da quando ho dieci anni: quindi ad oggi sono tredici anni».
In quale stile ti riconosci maggiormente?
«Difficile a dirsi in realtà. Non mi identifico in uno stile preciso, così come non ho un cantante o una band o un genere preferiti. Ho diverse anime che coesistono dentro di me; parto come musicista classico, per poi sfociare nella musica pop, successivamente nel cantautorato italiano, ascoltando e scrivendo ed infine da qualche hanno ho scoperto di apprezzare molto l'universo del jazz, funk e soul. Non solo nell'ascolto ma anche nell'esecuzione vera e propria. Adoro le contaminazioni, soprattutto se esse hanno dei riferimenti chiari e precisi al mondo classico, senza il timore di andare a mescolare troppo generi distanti. Ultimamente sto ascoltando molto tre artisti che mi piacciono, due italiani e uno britannico: Tony Bungaro, Sergio Cammariere e Jamie Cullum. Mi sento un ibrido che a suo modo tale vuole rimanere, ed in base all'umore e al periodo, e ai progetti, tendo a fare uscire di più il mio lato romantico o carico e folle».
«Difficile a dirsi in realtà. Non mi identifico in uno stile preciso, così come non ho un cantante o una band o un genere preferiti. Ho diverse anime che coesistono dentro di me; parto come musicista classico, per poi sfociare nella musica pop, successivamente nel cantautorato italiano, ascoltando e scrivendo ed infine da qualche hanno ho scoperto di apprezzare molto l'universo del jazz, funk e soul. Non solo nell'ascolto ma anche nell'esecuzione vera e propria. Adoro le contaminazioni, soprattutto se esse hanno dei riferimenti chiari e precisi al mondo classico, senza il timore di andare a mescolare troppo generi distanti. Ultimamente sto ascoltando molto tre artisti che mi piacciono, due italiani e uno britannico: Tony Bungaro, Sergio Cammariere e Jamie Cullum. Mi sento un ibrido che a suo modo tale vuole rimanere, ed in base all'umore e al periodo, e ai progetti, tendo a fare uscire di più il mio lato romantico o carico e folle».
Quando hai suonato la prima volta davanti a un pubblico?
«La prima volta davanti ad un pubblico risale a marzo 2010, durante il Premio Nazionale delle Arti di canto moderno e lirico indetto dal Miur, e svoltosi a Cuneo: io ho partecipato come rappresentante del conservatorio di Trento, ovviamente nella categoria di moderno, comprensiva di Jazz, Popular, e, pur essendomi presentato con brani miei e qualche cover, mi sono trovato di fronte tutti cantanti jazz! Sono riuscito, nonostante l'enorme fatica vocale, dovuta in parte a carenze tecniche e in parte all'emozione, a passare la prima fase di scrematura e trovarmi in una semifinalina; in commissione c'erano Antonio Galbiati, Kaballà e Irene Aebi (moglie di Steve Lacy). Quella è stata la prima vera e propria esperienza davanti ad un pubblico seppur formato dagli stessi concorrenti e da qualche spettatore in più. Un mese dopo, nell'aprile 2010, mi sono esibito davanti ad un pubblico più ampio durante la registrazione di una delle puntate della prima edizione di Italia's got Talent, presso il Teatro Massimo di Roma».
«La prima volta davanti ad un pubblico risale a marzo 2010, durante il Premio Nazionale delle Arti di canto moderno e lirico indetto dal Miur, e svoltosi a Cuneo: io ho partecipato come rappresentante del conservatorio di Trento, ovviamente nella categoria di moderno, comprensiva di Jazz, Popular, e, pur essendomi presentato con brani miei e qualche cover, mi sono trovato di fronte tutti cantanti jazz! Sono riuscito, nonostante l'enorme fatica vocale, dovuta in parte a carenze tecniche e in parte all'emozione, a passare la prima fase di scrematura e trovarmi in una semifinalina; in commissione c'erano Antonio Galbiati, Kaballà e Irene Aebi (moglie di Steve Lacy). Quella è stata la prima vera e propria esperienza davanti ad un pubblico seppur formato dagli stessi concorrenti e da qualche spettatore in più. Un mese dopo, nell'aprile 2010, mi sono esibito davanti ad un pubblico più ampio durante la registrazione di una delle puntate della prima edizione di Italia's got Talent, presso il Teatro Massimo di Roma».
Che cosa hai provato?
«Si è trattata di una stranissima sensazione: un mix di tensione, stemperata subito dopo l'esibizione e felicità per ciò che ero stato capace di compiere nella mia vita: riuscire a sbloccarmi totalmente per la prima volta davanti ad un pubblico superiore alle 2-3 persone. Non so spiegare come sia successo, l'importante è che sia accaduto. Basti pensare che fino a pochi mesi prima, quando volevo provare ad esibirmi davanti a qualcuno in uno spazio ampio, o in teatro, mi tremavano violentemente voce e mani, tanto da non poter concludere il brano eseguito e fermarmi dopo 30 secondi. Ricordo ancora una volta in un teatrino in periferia a Milano nel 2009, che chiesi di poter ruotare il pianoforte a coda presente sul palco, in modo tale da poter dare le spalle al pubblico, perché altrimenti non sarei stato capace di esibirmi. Non potevo permettermi di stare neanche di lato al pubblico. La sola presenza con la coda dell'occhio mi agitava. Così come è successo al Premio Nazionale delle Arti».
«Si è trattata di una stranissima sensazione: un mix di tensione, stemperata subito dopo l'esibizione e felicità per ciò che ero stato capace di compiere nella mia vita: riuscire a sbloccarmi totalmente per la prima volta davanti ad un pubblico superiore alle 2-3 persone. Non so spiegare come sia successo, l'importante è che sia accaduto. Basti pensare che fino a pochi mesi prima, quando volevo provare ad esibirmi davanti a qualcuno in uno spazio ampio, o in teatro, mi tremavano violentemente voce e mani, tanto da non poter concludere il brano eseguito e fermarmi dopo 30 secondi. Ricordo ancora una volta in un teatrino in periferia a Milano nel 2009, che chiesi di poter ruotare il pianoforte a coda presente sul palco, in modo tale da poter dare le spalle al pubblico, perché altrimenti non sarei stato capace di esibirmi. Non potevo permettermi di stare neanche di lato al pubblico. La sola presenza con la coda dell'occhio mi agitava. Così come è successo al Premio Nazionale delle Arti».
Che cosa provi adesso quando ti esibisci?
«Gioia, commozione, è un momento di liberazione, talvolta vero e puro godimento, divertimento, un flirt continuo tra il me e il pubblico, il mio pianoforte e la mia voce; in generale per me cantare e suonare in pubblico diventa una valvola di sfogo con accezione positiva; mi trovo a comunicare con le persone che mi circondano ma non solo: anche con me stesso. Anzi prima di tutto, con me stesso. Il primo fan di Federico Fattinger sono io: se non mi piacessi e non avessi fiducia in me, nulla avrebbe senso. Soprattutto per le persone che lavorano in alcuni casi con me: ripongono in me la loro fiducia e io la mia in loro, ed è fondamentale che io raggiunga la pace dei sensi l'attimo appena prima dell'esibizione, soundcheck a parte, per non deludere e non mancare di rispetto me e gli altri, dal collega all'uditore».
«Gioia, commozione, è un momento di liberazione, talvolta vero e puro godimento, divertimento, un flirt continuo tra il me e il pubblico, il mio pianoforte e la mia voce; in generale per me cantare e suonare in pubblico diventa una valvola di sfogo con accezione positiva; mi trovo a comunicare con le persone che mi circondano ma non solo: anche con me stesso. Anzi prima di tutto, con me stesso. Il primo fan di Federico Fattinger sono io: se non mi piacessi e non avessi fiducia in me, nulla avrebbe senso. Soprattutto per le persone che lavorano in alcuni casi con me: ripongono in me la loro fiducia e io la mia in loro, ed è fondamentale che io raggiunga la pace dei sensi l'attimo appena prima dell'esibizione, soundcheck a parte, per non deludere e non mancare di rispetto me e gli altri, dal collega all'uditore».
La tua voce riesce a spaziare tra le note con virtuosismi eccellenti, quanto tempo dedichi all'educazione della voce e quanto ci è voluto per arrivare a questo livello?
«Premetto che sono nato come autodidatta nel canto e non nego che i miei trascorsi lo possano testimoniare: sono cresciuto, velocemente, maturato, sia caratterialmente che artisticamente, mi sto facendo tutt'ora le ossa. Ho avuto al mio fianco due insegnanti prima del mio approdo a Cremona. Susanna Parigi, una cantautrice Toscana, residente a Milano ed insegnante al conservatorio di Trento, con la quale ho avuto modo di fare però poche lezioni poiché successivamente è subentrata l'esperienza televisiva. È una donna che stimo con tutto me stesso, un punto di riferimento negli anni, musicalmente e stilisticamente parlando; sono molto contento che a distanza di anni la stima continui ad esserci anche da parte sua. Con lei ho avuto i miei primi veri approcci alle lezioni di canto e ad un primo approfondimento sui miei testi. Nel 2011, poi, ho studiato con Sabrina Olivieri al Mas di Milano, prendendo maggiore consapevolezza dei miei mezzi, e divertendomi anche ad approfondire alcuni rami del canto jazz. Da quando sono a Cremona, ho conosciuto Mimma D'Avossa e ho cominciato a prendere lezioni con lei, per fortificare ancora la mia voce, scoprire i miei limiti, superarli dove possibile, e migliorandomi giorno per giorno, grazie alla sua professionalità. C'è stima reciproca anche in questo caso, con lei riesco a lavorare nel migliore dei modi, perché fortunatamente ho una rapida capacità di apprendimento ma soprattutto c'è completa trasparenza nel lavoro svolto, nel giudizio e nelle scelte dei percorsi da intraprendere».
«Premetto che sono nato come autodidatta nel canto e non nego che i miei trascorsi lo possano testimoniare: sono cresciuto, velocemente, maturato, sia caratterialmente che artisticamente, mi sto facendo tutt'ora le ossa. Ho avuto al mio fianco due insegnanti prima del mio approdo a Cremona. Susanna Parigi, una cantautrice Toscana, residente a Milano ed insegnante al conservatorio di Trento, con la quale ho avuto modo di fare però poche lezioni poiché successivamente è subentrata l'esperienza televisiva. È una donna che stimo con tutto me stesso, un punto di riferimento negli anni, musicalmente e stilisticamente parlando; sono molto contento che a distanza di anni la stima continui ad esserci anche da parte sua. Con lei ho avuto i miei primi veri approcci alle lezioni di canto e ad un primo approfondimento sui miei testi. Nel 2011, poi, ho studiato con Sabrina Olivieri al Mas di Milano, prendendo maggiore consapevolezza dei miei mezzi, e divertendomi anche ad approfondire alcuni rami del canto jazz. Da quando sono a Cremona, ho conosciuto Mimma D'Avossa e ho cominciato a prendere lezioni con lei, per fortificare ancora la mia voce, scoprire i miei limiti, superarli dove possibile, e migliorandomi giorno per giorno, grazie alla sua professionalità. C'è stima reciproca anche in questo caso, con lei riesco a lavorare nel migliore dei modi, perché fortunatamente ho una rapida capacità di apprendimento ma soprattutto c'è completa trasparenza nel lavoro svolto, nel giudizio e nelle scelte dei percorsi da intraprendere».
Qual è stata la tua soddisfazione maggiore in carriera?
«Nella mia momentaneamente breve ma a tratti intensa carriera la soddisfazione più grande è una combine di alcuni elementi: essere riuscito a comunicare, arrivare e sapere di venir ricordato per il messaggio che ho cercato di lasciare nel tempo; essere rimasto sempre me stesso, puro trasparente e schietto; avere la stima di professionisti del settore. Dopo questi tre elementi, aggiungerei Got Talent, per il semplice motivo che ha esaudito alcuni dei miei sogni, esibire un mio brano alla gente, sbloccarmi, esibirmi a livello nazionale ascoltato da molti, esibirmi con con un quartetto d'archi, emozionandomi ed emozionando. Infine un'altra enorme soddisfazione l'ho avuta nel marzo 2011, con la possibilità di scrivere e pubblicare un libro-testimonianza che parla di me e non solo, con Piemme, gruppo Mondadori, per un totale di 11mila copie».
«Nella mia momentaneamente breve ma a tratti intensa carriera la soddisfazione più grande è una combine di alcuni elementi: essere riuscito a comunicare, arrivare e sapere di venir ricordato per il messaggio che ho cercato di lasciare nel tempo; essere rimasto sempre me stesso, puro trasparente e schietto; avere la stima di professionisti del settore. Dopo questi tre elementi, aggiungerei Got Talent, per il semplice motivo che ha esaudito alcuni dei miei sogni, esibire un mio brano alla gente, sbloccarmi, esibirmi a livello nazionale ascoltato da molti, esibirmi con con un quartetto d'archi, emozionandomi ed emozionando. Infine un'altra enorme soddisfazione l'ho avuta nel marzo 2011, con la possibilità di scrivere e pubblicare un libro-testimonianza che parla di me e non solo, con Piemme, gruppo Mondadori, per un totale di 11mila copie».
Hai un sogno nel cassetto?
«Vivere abbastanza di musica da poter permettere alla gente di venire a sentire un mio concerto gratuitamente, con l'unico obbligo di entrare solo se realmente interessata e non rubare il posto a qualcun altro solo per passare un pomeriggio o una sera diversi perché il biglietto non si paga! La musica va donata. Non è un discorso ipocrita o paraculo, ovvio che ci devo campare con la musica, ma so accontentarmi di quello che ho. Ho imparato che il surplus nella giusta misura si può condividere con gli altri, soprattutto con chi dimostra di meritarlo. La musica va anche rispettata, sia da chi la offre, che da chi la riceve, dal semplice uditore al datore di lavoro».
«Vivere abbastanza di musica da poter permettere alla gente di venire a sentire un mio concerto gratuitamente, con l'unico obbligo di entrare solo se realmente interessata e non rubare il posto a qualcun altro solo per passare un pomeriggio o una sera diversi perché il biglietto non si paga! La musica va donata. Non è un discorso ipocrita o paraculo, ovvio che ci devo campare con la musica, ma so accontentarmi di quello che ho. Ho imparato che il surplus nella giusta misura si può condividere con gli altri, soprattutto con chi dimostra di meritarlo. La musica va anche rispettata, sia da chi la offre, che da chi la riceve, dal semplice uditore al datore di lavoro».
Con chi ti piacerebbe duettare?
«Per quanto riguarda i duetti maschili, mi piacerebbe fare qualcosa con uno dei tre artisti che ho citato all'inizio, Bungaro, Cammariere e Cullum, per una questione di affinità stilistica, oltre che per il fatto che non si tratterebbe di un duetto vocale, quanto di un qualcosa di più completo, un alchimia di strumento e composizione musicale e testuale; ma potrei fare un elenco lunghissimo: mi piacerebbe molto anche duettare con Peter Cincotti,Sting, John Legend e tantissmi altri. Adoro poi i duetti con donne, ma non saprei chi scegliere tra tutte le possibili grandi cantanti che spero di andare a sentire almeno una volta nella mia vita. Quindi per il momento in attesa di poter scegliere con maggiore accuratezza, mi permetto di citarne tre che ho avuto il piacere di conoscere. Una di queste è Nicoleta Nuca una cantante moldava giovanissima, classe 1994, dotata di una voce veramente esplosiva e al tempo stesso delicata, che ho avuto il piacere di conoscere e apprezzare durante l'ultimo concorso canoro in Trentino official partner di Castrocaro festival, Vartalent 13, che mi ha visto in qualità di giurato come lo sono da ormai 2 anni, e con la quale spero di realizzare qualcosa in prossimamente. La seconda è la mia ex insegnante, nonché cantautrice Susanna Parigi, con la quale spero di poter condividere il palco un giorno. L'ultima in realtà è una ragazza con cui ho già duettato e con cui mi trovo molto bene, sia nella scelta dei brani, sia nei duetti naturali e spontanei, che nella condivisione di emozioni: lei è una mia coetanea cremonese, con cui collaboro nel PosainOpera Ballet e che si chiama Marta Cataldi. Piena di doti in svariati campi tra cui il canto, a cui voglio bene, che stimo che reputo un'interprete molto sensibile con la quale mi piacerebbe continuare a duettare in futuro, magari anche su alcuni inediti».
«Per quanto riguarda i duetti maschili, mi piacerebbe fare qualcosa con uno dei tre artisti che ho citato all'inizio, Bungaro, Cammariere e Cullum, per una questione di affinità stilistica, oltre che per il fatto che non si tratterebbe di un duetto vocale, quanto di un qualcosa di più completo, un alchimia di strumento e composizione musicale e testuale; ma potrei fare un elenco lunghissimo: mi piacerebbe molto anche duettare con Peter Cincotti,Sting, John Legend e tantissmi altri. Adoro poi i duetti con donne, ma non saprei chi scegliere tra tutte le possibili grandi cantanti che spero di andare a sentire almeno una volta nella mia vita. Quindi per il momento in attesa di poter scegliere con maggiore accuratezza, mi permetto di citarne tre che ho avuto il piacere di conoscere. Una di queste è Nicoleta Nuca una cantante moldava giovanissima, classe 1994, dotata di una voce veramente esplosiva e al tempo stesso delicata, che ho avuto il piacere di conoscere e apprezzare durante l'ultimo concorso canoro in Trentino official partner di Castrocaro festival, Vartalent 13, che mi ha visto in qualità di giurato come lo sono da ormai 2 anni, e con la quale spero di realizzare qualcosa in prossimamente. La seconda è la mia ex insegnante, nonché cantautrice Susanna Parigi, con la quale spero di poter condividere il palco un giorno. L'ultima in realtà è una ragazza con cui ho già duettato e con cui mi trovo molto bene, sia nella scelta dei brani, sia nei duetti naturali e spontanei, che nella condivisione di emozioni: lei è una mia coetanea cremonese, con cui collaboro nel PosainOpera Ballet e che si chiama Marta Cataldi. Piena di doti in svariati campi tra cui il canto, a cui voglio bene, che stimo che reputo un'interprete molto sensibile con la quale mi piacerebbe continuare a duettare in futuro, magari anche su alcuni inediti».
Con chi ti piacerebbe suonare?
«Ho già il piacere di suonare con un gruppo di ragazzi pieni di energia, fame di musica e grandi capacità e che ci tengo a citare: Giulio Gerevini alla batteria, Roberto Rebessi e Loris Lari al basso, Gianni Gerevini alla chitarra, e, quando si concede con estrema disponibilità, il mitico bassista, nonché musicista poliedrico Roberto Pascucci. In ogni caso, in futuro mi piacerebbe suonare con chiunque possa saziare la mia sete di conoscenza musicale e maturarmi non c'è un musicista in particolare. Nel prossimo futuro, per rimanere sul concreto, mi piacerebbe progettare qualcosa con Roberto Pascucci e il suo gruppo: Milk Jazz Trio».
«Ho già il piacere di suonare con un gruppo di ragazzi pieni di energia, fame di musica e grandi capacità e che ci tengo a citare: Giulio Gerevini alla batteria, Roberto Rebessi e Loris Lari al basso, Gianni Gerevini alla chitarra, e, quando si concede con estrema disponibilità, il mitico bassista, nonché musicista poliedrico Roberto Pascucci. In ogni caso, in futuro mi piacerebbe suonare con chiunque possa saziare la mia sete di conoscenza musicale e maturarmi non c'è un musicista in particolare. Nel prossimo futuro, per rimanere sul concreto, mi piacerebbe progettare qualcosa con Roberto Pascucci e il suo gruppo: Milk Jazz Trio».
Che tipo di musica prediligi?
«Musica classica, d'autore, soul e pop-jazz».
«Musica classica, d'autore, soul e pop-jazz».
Cosa pensi della musica contemporanea?
«Se per musica contemporanea intendiamo il periodo dal 45 agli anni 70, allora ti rispondo: Stravinski, John Cage, e Luciano Berio e Maderna e aggiungerei i minimalisti statunitensi, che ho cominciato ad ascoltare in quanto mischiano le influenze orientali, al meccanicismo tipico della prima metà del Novecento di Prokof'ev e Bartòk che fanno ormai parte dei miei ricordi legati al conservatorio. La mia insegnante di pianoforte adorava Prokof'ev. Invece se per musica contemporanea intendiamo il periodo dagli anni 70 ad oggi, considerando la fascia della musica post-moderna, allora rispondo prima di tutto i "Beatles", perché hanno cambiato la musica, sotto ogni punto di vista. Poi David Bowie, Michael Jackson. In terza ipotesi, se semplicemente con musica contemporanea stiamo facendo riferimento alla musica di questi ultimi 40 anni, in Italia e all'estero, la risposta diventa ancora più difficile perché escluderei gli ultimi20 anni di musica, almeno Scivolerei indietro, a Mina, Alex Baroni, Mario Biondi, Paolo Conte, Stefano Bollani, Etta James, Barry White, Charlie Parker, Stevie Wonder, e tanti altri».
«Se per musica contemporanea intendiamo il periodo dal 45 agli anni 70, allora ti rispondo: Stravinski, John Cage, e Luciano Berio e Maderna e aggiungerei i minimalisti statunitensi, che ho cominciato ad ascoltare in quanto mischiano le influenze orientali, al meccanicismo tipico della prima metà del Novecento di Prokof'ev e Bartòk che fanno ormai parte dei miei ricordi legati al conservatorio. La mia insegnante di pianoforte adorava Prokof'ev. Invece se per musica contemporanea intendiamo il periodo dagli anni 70 ad oggi, considerando la fascia della musica post-moderna, allora rispondo prima di tutto i "Beatles", perché hanno cambiato la musica, sotto ogni punto di vista. Poi David Bowie, Michael Jackson. In terza ipotesi, se semplicemente con musica contemporanea stiamo facendo riferimento alla musica di questi ultimi 40 anni, in Italia e all'estero, la risposta diventa ancora più difficile perché escluderei gli ultimi20 anni di musica, almeno Scivolerei indietro, a Mina, Alex Baroni, Mario Biondi, Paolo Conte, Stefano Bollani, Etta James, Barry White, Charlie Parker, Stevie Wonder, e tanti altri».
Che tipo di musica abbiamo in questo momento?
«Credo che, soprattutto in Italia se vuoi sentire la vera musica non lo fai accendendo principalmente la radio, soprattutto in questo periodo... ma andando a spulciare nei locali, nelle piazze, nelle strade, nei luoghi dove ancora esiste una libertà e una democrazia musicale. Questo per quanto riguarda tutti i generi. Non riesco a dare un vero e proprio pensiero se non quanto già detto, in quanto non c'è modo di avere un confronto di diverse realtà musicali a meno che ognuno di noi non se le cerchi personalmente. Per quanto riguarda l'estero, abbiamo molto da imparare e rendere nostro. La musica è sì di chi la crea ma anche del pubblico; e conta come viene educato ed indottrinato».
«Credo che, soprattutto in Italia se vuoi sentire la vera musica non lo fai accendendo principalmente la radio, soprattutto in questo periodo... ma andando a spulciare nei locali, nelle piazze, nelle strade, nei luoghi dove ancora esiste una libertà e una democrazia musicale. Questo per quanto riguarda tutti i generi. Non riesco a dare un vero e proprio pensiero se non quanto già detto, in quanto non c'è modo di avere un confronto di diverse realtà musicali a meno che ognuno di noi non se le cerchi personalmente. Per quanto riguarda l'estero, abbiamo molto da imparare e rendere nostro. La musica è sì di chi la crea ma anche del pubblico; e conta come viene educato ed indottrinato».
Hai una melodia alla quale sei particolarmente legato?
«Quelle che scrivo io, perché mi ci rispecchio maggiormente e mi raccontano».
«Quelle che scrivo io, perché mi ci rispecchio maggiormente e mi raccontano».
Suonare è qualcosa che non ha età, che tipo di carriera vorresti avere?
«Visti i tempi che corrono, per quanto sia bello sognare, ipotizzare, sperare prospettive rosee, mi auguro di poter intraprendere con continuità la carriera di musicista a trecentosessanta gradi; già oggi quando posso mi cimento nella registrazione di pubblicità, nelle collaborazioni per la stesura di brani da proporre a qualcuno, oltre che di autore per me stesso, oppure nella semplice creazione di colonne sonore, musiche di sottofondo e quant'altro abbia a che fare con l'universo delle sette note».
«Visti i tempi che corrono, per quanto sia bello sognare, ipotizzare, sperare prospettive rosee, mi auguro di poter intraprendere con continuità la carriera di musicista a trecentosessanta gradi; già oggi quando posso mi cimento nella registrazione di pubblicità, nelle collaborazioni per la stesura di brani da proporre a qualcuno, oltre che di autore per me stesso, oppure nella semplice creazione di colonne sonore, musiche di sottofondo e quant'altro abbia a che fare con l'universo delle sette note».
Hai tempo per coltivare hobby?
«Assolutamente, tutto dipende da come io decido di impiegare il tempo in un determinato periodo, da quali priorità scelgo di avere. Si passa dai giochi di carte ai videogiochi, alla scrittura di diari saltuariamente. Ovvio che oggi come oggi, non ho più il tempo di fare allenamenti di calcio o andare a nuotare come in adolescenza, ma ogni tanto un po' di attività sportiva è bene riprenderla. Infatti dopo sei anni di stop, mi rimetto un po' in gioco con un corso di ginnastica con musica e piccoli attrezzi, flessioni e addominali, un po' di corsetta, e hip hop due volte a settimana».
«Assolutamente, tutto dipende da come io decido di impiegare il tempo in un determinato periodo, da quali priorità scelgo di avere. Si passa dai giochi di carte ai videogiochi, alla scrittura di diari saltuariamente. Ovvio che oggi come oggi, non ho più il tempo di fare allenamenti di calcio o andare a nuotare come in adolescenza, ma ogni tanto un po' di attività sportiva è bene riprenderla. Infatti dopo sei anni di stop, mi rimetto un po' in gioco con un corso di ginnastica con musica e piccoli attrezzi, flessioni e addominali, un po' di corsetta, e hip hop due volte a settimana».
Cosa fai nel tempo libero?
«Nel tempo libero mi dedico, per quanto riguarda la musica, alla scrittura di nuovi testi, alla composizione di nuovi brani, alla ricerca di nuove idee, all'ascolto musicale, all'aggiornamento continuo, allo studio e all'approfondimento di nuove tipologie di arrangiamenti; per quanto invece riguarda la vera e propria vita privata, mi prendo cura dei miei amici e approfondisco le conoscenze».
«Nel tempo libero mi dedico, per quanto riguarda la musica, alla scrittura di nuovi testi, alla composizione di nuovi brani, alla ricerca di nuove idee, all'ascolto musicale, all'aggiornamento continuo, allo studio e all'approfondimento di nuove tipologie di arrangiamenti; per quanto invece riguarda la vera e propria vita privata, mi prendo cura dei miei amici e approfondisco le conoscenze».
Una curiosità: da dove viene il tuo cognome?
«Il mio cognome ha origini austriache, per l'esattezza viene da Linz, terza città dell'Austria per popolazione, che si trova sulle rive del Danubio. Io e la mia famiglia siamo l'unico ramo dei Fattinger in Italia».
«Il mio cognome ha origini austriache, per l'esattezza viene da Linz, terza città dell'Austria per popolazione, che si trova sulle rive del Danubio. Io e la mia famiglia siamo l'unico ramo dei Fattinger in Italia».
C'è qualche rito scaramantico che fai prima di entrare in scena?
«Continuo a camminare avanti e indietro nel camerino, a bere acqua, e respirare in maniera molto profonda. Non so se considerarlo un rito scaramantico oppure un semplice atteggiamento per scaricare la tensione prima del concerto o spettacolo».
«Continuo a camminare avanti e indietro nel camerino, a bere acqua, e respirare in maniera molto profonda. Non so se considerarlo un rito scaramantico oppure un semplice atteggiamento per scaricare la tensione prima del concerto o spettacolo».
Come controlli l'emozione prima di una prova?
«Cerco di respirare profondamente e di concentrarmi unicamente su ciò che è concerne a quel momento cercando di allontanare ogni sentore di nervosismo o ansia fortunatamente ultimamente non legati alla prestazione in sé ma a quanto potrebbe circondarmi. Non sempre è facile, perché ci sono molte variabili da gestire a seconda della situazione; per ora sta andando tutto bene e comunque ci sono sempre dei margini di miglioramento».
«Cerco di respirare profondamente e di concentrarmi unicamente su ciò che è concerne a quel momento cercando di allontanare ogni sentore di nervosismo o ansia fortunatamente ultimamente non legati alla prestazione in sé ma a quanto potrebbe circondarmi. Non sempre è facile, perché ci sono molte variabili da gestire a seconda della situazione; per ora sta andando tutto bene e comunque ci sono sempre dei margini di miglioramento».
A quante esibizioni hai preso parte pressappoco in carriera?
«Considerando che la mia carriera è iniziata non da molto, ed escludendo il periodo 2010 per vincoli contrattuali, ne considero di importanti almeno una decina all'anno di veramente importanti, incluse quelle televisive ospitate musicali, post Italia's Got Talent, escludendo, eventi privati, momenti aperitivo, ed esperienze di gavetta che non fanno altro che bene. Aggiungo al numero gli spettacoli realizzati durante quest'ultimo anno qui a Cremona, con il PosainOpera Ballet di Paola Posa: ho il piacere di collaborare con splendide ballerine, sia dal punto di vista professionale che estetico e con una band di musicisti giovani, carichi di energie, motivati; a questo gruppo musicale dobbiamo aggiungere la direzione artistica di un amico ormai prima ancora che bassista di altissimo livello, Roberto Pascucci, con il quale ho avuto modo di lavorare a qualche progetto in studio oltre che esibirmi live. Lungi da me definirlo collega, in quanto ho molto da imparare da lui, dal suo modo di vivere la musica, dalla sua cultura musicale e dalla sua vita. Il suo curriculum parla e molto. Per me lui rimane un amico e un grande maestro».
«Considerando che la mia carriera è iniziata non da molto, ed escludendo il periodo 2010 per vincoli contrattuali, ne considero di importanti almeno una decina all'anno di veramente importanti, incluse quelle televisive ospitate musicali, post Italia's Got Talent, escludendo, eventi privati, momenti aperitivo, ed esperienze di gavetta che non fanno altro che bene. Aggiungo al numero gli spettacoli realizzati durante quest'ultimo anno qui a Cremona, con il PosainOpera Ballet di Paola Posa: ho il piacere di collaborare con splendide ballerine, sia dal punto di vista professionale che estetico e con una band di musicisti giovani, carichi di energie, motivati; a questo gruppo musicale dobbiamo aggiungere la direzione artistica di un amico ormai prima ancora che bassista di altissimo livello, Roberto Pascucci, con il quale ho avuto modo di lavorare a qualche progetto in studio oltre che esibirmi live. Lungi da me definirlo collega, in quanto ho molto da imparare da lui, dal suo modo di vivere la musica, dalla sua cultura musicale e dalla sua vita. Il suo curriculum parla e molto. Per me lui rimane un amico e un grande maestro».