Regina di tecnica: talento e precisione espressi nella danza di Martina Mancini

Ha iniziato a muovere i primi passi nella danza a due anni e mezzo. In casa era scatenata, si muoveva, ballava, seguiva la musica. La madre per incoraggiarla a togliere il pannolino le ha proposto un patto, l’iscrizione alla scuola di danza in cambio dell’abbandono dell’ultimo baluardo tra l’infanzia e la giovinezza.
E da quel momento, lasciato quell’ultimo vincolo, Martina non ha più smesso di danzare, anche adesso che di anni ne ha 19 compiuti. «All’età di dieci anni ho capito che non era più solo un semplice gioco», spiega Martina Mancini, ballerina del PosainOpera Ballet, dal talento cristallino plagiato in anni e anni di allenamenti, anche sette giorni la settimana, per ore.
Ha approfondito la propria tecnica studiando all’Imperial Society of Teachers of Dancing di Londra, specializzandosi in Classical Ballet e Modern Theatre presso Teatrodanza Cremona, è quindi comparsa nel cast di Kite il Musical, ha un attestato di Professional Dance Training in Cooperation with Martha Graham School New York, e ha ricevuto una borsa di studio al Montgomery Ballet, per il quale si è esibita al Shakespeare Festival Alabama. Il tutto senza contare la presenza nel cast di Chronicle Martha Graham Pietrasanta Festival e Festival di Mezza Estate Cremona, in quello di Primitive Mysteries Martha Graham al Festival di Mezza Estate Cremona, al Regina Festival Montecatini e le semifinali raggiunte alla prima edizione del premio Mab, Performer in Sicilia alla settimana dell’Arte Contemporanea. Un curricula di tutto rispetto, soprattutto se si considera che «all’inizio era un gioco – continua –, verso la fine delle elementari ho sentito un cambiamento: ballare era per me un’esigenza, ne sentivo il bisogno fisico».
Di qui la passione che s’è andata gonfiando, sempre più, studiando gli stili in percorsi differenti, sotto la supervisione di Paola Posa, sua maestra e fondatrice del balletto, assieme alla quale ha calcato scene internazionali, fianco a fianco con i big, mentre cresceva a maturava: «E’ stupendo ballare con artisti di Paesi diversi – osserva –. Non credo che la danza cambi da Nazione a Nazione, né tantomeno penso esistano modi diversi di fare la danza, ma credo che danzare sia qualcosa di soggettivo, che varia da individuo a individuo».
Gli occhi sempre addosso, si potrebbe pensare che ballare sia divenuta ormai una questione di routine, invece «provo la stessa emozione ogni volta che salgo su un palco, qualsiasi sia – confessa la poliedrica ballerina –, ma una volta incanalata l’adrenalina iniziale l’impatto col pubblico mi trasferisce energia». Un sogno nel cassetto di Martina è che il PosainOpera Ballet acquisisca un riconoscimento a livello internazionale, perché è un progetto in cui crede, che cresce con lei, che sente anche suo, un gruppo con il quale si immedesima, che avverte in crescita come lei stessa si sente ogni giorno.
Questo prima di tutto.
Ma se le si chiede qualcosa di personale, allo stesso modo non è troppo dissimile da quello che desidererebbe per il gruppo: essere riconosciuta come ballerina.
In futuro non esclude di rimanere nell’abito della danza, e il fatto che si senta portata per l’insegnamento non preclude questo tipo di sviluppo nella carriera, come racconta la scelta della facoltà di Scienze dell’Educazione all’università, e così come il desiderio di cimentarsi in Scienze Motorie, pallino che non l’ha mai abbandonata.
Tecnicamente è «un mostro di precisione – osserva Paola Posa –, a volte penso che non si renda conto nemmeno lei di quello che può fare: è impeccabile in ogni stile, l’allieva più dotata tecnicamente. Con lei infatti abbiamo deciso di lavorare molto sull’espressione, perché comunicare un’emozione è importante quanto la tecnica».
Potrebbe essere presa da qualsiasi accademia, dice chi la istruisce e la vede danzare ogni giorno, se solo facesse un’audizione; buone possibilità per la Graham Company di New York, dopo aver studiato con Susan Kikuchi proprio al PosainOpera. Martina preferisce però rimanere a Cremona, dove il suo cuore è ancorato: «Credo che le altre scuole non abbiano nulla da invidiare alla nostra – conclude Martina –. Qui studio danza classica, moderna, hip-hop, contemporanea, sento di crescere ogni anno. Magari se fossi in una società blasonata potrei specializzarmi in una singola disciplina, certo, ma questo andrebbe a discapito delle altre, della mia completezza. E soprattutto la forza di un corpo di ballo è nel gruppo, non nel singolo».
E da quel momento, lasciato quell’ultimo vincolo, Martina non ha più smesso di danzare, anche adesso che di anni ne ha 19 compiuti. «All’età di dieci anni ho capito che non era più solo un semplice gioco», spiega Martina Mancini, ballerina del PosainOpera Ballet, dal talento cristallino plagiato in anni e anni di allenamenti, anche sette giorni la settimana, per ore.
Ha approfondito la propria tecnica studiando all’Imperial Society of Teachers of Dancing di Londra, specializzandosi in Classical Ballet e Modern Theatre presso Teatrodanza Cremona, è quindi comparsa nel cast di Kite il Musical, ha un attestato di Professional Dance Training in Cooperation with Martha Graham School New York, e ha ricevuto una borsa di studio al Montgomery Ballet, per il quale si è esibita al Shakespeare Festival Alabama. Il tutto senza contare la presenza nel cast di Chronicle Martha Graham Pietrasanta Festival e Festival di Mezza Estate Cremona, in quello di Primitive Mysteries Martha Graham al Festival di Mezza Estate Cremona, al Regina Festival Montecatini e le semifinali raggiunte alla prima edizione del premio Mab, Performer in Sicilia alla settimana dell’Arte Contemporanea. Un curricula di tutto rispetto, soprattutto se si considera che «all’inizio era un gioco – continua –, verso la fine delle elementari ho sentito un cambiamento: ballare era per me un’esigenza, ne sentivo il bisogno fisico».
Di qui la passione che s’è andata gonfiando, sempre più, studiando gli stili in percorsi differenti, sotto la supervisione di Paola Posa, sua maestra e fondatrice del balletto, assieme alla quale ha calcato scene internazionali, fianco a fianco con i big, mentre cresceva a maturava: «E’ stupendo ballare con artisti di Paesi diversi – osserva –. Non credo che la danza cambi da Nazione a Nazione, né tantomeno penso esistano modi diversi di fare la danza, ma credo che danzare sia qualcosa di soggettivo, che varia da individuo a individuo».
Gli occhi sempre addosso, si potrebbe pensare che ballare sia divenuta ormai una questione di routine, invece «provo la stessa emozione ogni volta che salgo su un palco, qualsiasi sia – confessa la poliedrica ballerina –, ma una volta incanalata l’adrenalina iniziale l’impatto col pubblico mi trasferisce energia». Un sogno nel cassetto di Martina è che il PosainOpera Ballet acquisisca un riconoscimento a livello internazionale, perché è un progetto in cui crede, che cresce con lei, che sente anche suo, un gruppo con il quale si immedesima, che avverte in crescita come lei stessa si sente ogni giorno.
Questo prima di tutto.
Ma se le si chiede qualcosa di personale, allo stesso modo non è troppo dissimile da quello che desidererebbe per il gruppo: essere riconosciuta come ballerina.
In futuro non esclude di rimanere nell’abito della danza, e il fatto che si senta portata per l’insegnamento non preclude questo tipo di sviluppo nella carriera, come racconta la scelta della facoltà di Scienze dell’Educazione all’università, e così come il desiderio di cimentarsi in Scienze Motorie, pallino che non l’ha mai abbandonata.
Tecnicamente è «un mostro di precisione – osserva Paola Posa –, a volte penso che non si renda conto nemmeno lei di quello che può fare: è impeccabile in ogni stile, l’allieva più dotata tecnicamente. Con lei infatti abbiamo deciso di lavorare molto sull’espressione, perché comunicare un’emozione è importante quanto la tecnica».
Potrebbe essere presa da qualsiasi accademia, dice chi la istruisce e la vede danzare ogni giorno, se solo facesse un’audizione; buone possibilità per la Graham Company di New York, dopo aver studiato con Susan Kikuchi proprio al PosainOpera. Martina preferisce però rimanere a Cremona, dove il suo cuore è ancorato: «Credo che le altre scuole non abbiano nulla da invidiare alla nostra – conclude Martina –. Qui studio danza classica, moderna, hip-hop, contemporanea, sento di crescere ogni anno. Magari se fossi in una società blasonata potrei specializzarmi in una singola disciplina, certo, ma questo andrebbe a discapito delle altre, della mia completezza. E soprattutto la forza di un corpo di ballo è nel gruppo, non nel singolo».