La stagione concertistica si congeda con i turbamenti del Novecento: Debussy, Mahler e Schoenberg chiudono la rassegna del Ponchielli

18 APR 13
Ultimo aggiornamento: 15:5416 MAG 25
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Un fuori programma, anziché ascoltarsi a fine concerto, apre la serata del Ponchielli: la disorganizzazione italica colpisce anche i solisti della Mahler Chamber Orchestra. È lo stesso direttore, Philipp von Steinaecker, che si rivolge alla sala: «Le parti non sono arrivate. Sono alla dogana, all'aeroporto...non si sa». Niente Sinfonietta di Britten. Al suo posto arriva il debussiano Prélude à l'après-midi d'un faune. È uno dei vantaggi della grande Musica: a differenza dello sport, la metaforica panchina dei compositori non ha mai dei brocchi. Nessuna delusione da parte del pubblico. Anzi. Quando Steinaecker annuncia l'opera la platea è scossa da un sottile brusìo di approvazione. Il brano, pur meno suggestivo di quello per grande organico, rappresenta bene il fil rouge seguito nel programma del cosmpopolita ensemble: l'esotismo sognante e fiabesco dell'autore francese, la cui tonalità fondamentale sfugge liquidamente ad ogni battuta, si collega allo Schoenberg dei Cinque Pezzi per Orchestra, durante i quali l'elemento timbrico si fa violenta pennellata espressionista. Chiude la Quarta Sinfonia di Mahler, ponte perfetto fra le scene pastorali di Mallarmé rievocate da Debussy e i turbamenti novecenteschi ricreati in musica dal padre della dodecafonia. Il lied conclusivo è affidato alla soprano Dima Bawab, voce che ha già nel proprio dna timbrico la finezza per esaltare il clima paradisiaco della pagina.
Il risultato è eccellente: è proprio l'organico ridotto ad esaltare l'intonazione e la coesione degli strumentisti. Non vi è la calda corposità dei grandi organici e proprio per questo motivo ogni solista è per certi versi nudo. Davvero speciale il corno di Alberto Menendez – intonatissimo – così come altrettanto precisi e sapientemente modulati sono i respiri di oboe, flauto e clarinetto: Bernhard Heinrichs, Chiara Tonelli e Jochen Tschabrun creano un amalgama da manuale.
Unico elemento in precipitosa caduta libera, già da diverso tempo, è il pubblico del Ponchielli: indisciplinato come uno scolaretto delle elementari. Bisbigli – anche a esecuzione iniziata -, commenti sottovoce e cellulari trillanti hanno punteggiato molti appuntamenti della stagione. Per non parlare del fruscìo prolungato offerto dalla razza più imbecille e ignorante presente nei teatri: i temibilissimi scartocciatori di caramella. A giudicare dalla durata del disturbo sonoro ipotizziamo un confetto da almeno due etti. Ci facciano almeno sapere, questi inguaribili golosi, chi vende simili mostri.