De Gregori al Ponchielli, serata storica Il Principe regala a Cremona un concerto mozzafiato

Si preannunciava una serata storica e così è stata. Il Principe della canzone italiana ancora una volta sul palcoscenico del Teatro Ponchielli ha regalato un concerto mozzafiato.
Entrano i musicisti della sua mitica band. Poi entra lui, Francesco De Gregori, ed è subito delirio, urla e fischi di benvenuto.
Completo rigorosamente nero, cappello, occhiali scuri e la chitarra fra le mani. Seduto sul suo sgabello da avvio al concerto con “Sulla Strada” brano che dà il titolo al nuovo album e che potrebbe sembrare un suo successo d’altri tempi tanto che al secondo riff potresti addirittura canticchiarla. “Buonasera e benvenuti!” dice dopo il primo brano e da subito si capisce che sarà un concerto diverso dal solito. “Iniziamo con qualche canzone del nuovo album… e poi mostreremo la gioielleria!”. Così non a caso canta alcune, forse troppo poche, canzoni del suo nuovo progetto discografico: “A passo d’uomo”, “Belle époque” e una melodiosa “Guarda che non sono io” accompagnato solo dalla tastiera: “Cammino per la strada, qualcuno mi vede e mi chiama per nome, si ferma e vuole sapere, e mi domanda qualcosa di una vecchia canzone…”. Perfetta la sintonia fra voce e musica. Al termine poi si inchina e applaude il suo pianista.
Rientra quindi la band al completo per un repentino flash back tanto atteso dal pubblico nei successi di sempre. E’ la volta di “Titanic”, “Viva l’Italia”, “Il Panorama di Betlemme” dove il violino è protagonista, per poi arrivare ad uno dei momenti più alti della serata con la tanto sospirata “Generale”: il pubblico vorrebbe cantare, si sente un brusio appena accennato ma è in silenzio religioso per ascoltarlo.
“Atlantide” e un’insolita ma bellissima “Bell’amore” chiudono la prima parte del concerto. Una breve pausa e lo ritroviamo anziché con la chitarra seduto al pianoforte per “La storia siamo noi”. “La storia dà i brividi perché nessuno la può negare” e lui è storia, la nostra storia musicale, la storia d’Italia e la storia delle forti emozioni regalate ad un pubblico che non ha età. «Viva De Gregori, Viva l’Italia!» urla qualcuno dal loggione. Lui sorride, ringrazia e poi intona “Santa Lucia” per il momento più commovente della serata già, perché era la canzone tanto amata dall’amico Lucio Dalla. “Il Guanto”, “Bambini venite Parvolus”, “Finestre rotte” e “Vai in Africa, Celestino” chiudono la parte ufficiale del concerto. Non potevano mancare “La donna cannone”, “Buonanotte Fiorellino” e un’inaspettata versione di “Can’t help falling in love” di Elvis.
Il pubblico non è ancora soddisfatto. “E qualcosa rimane, fra le pagine bianche, fra le pagine scure…”. È Rimmel che consacra la fine del viaggio “Sulla Strada” del Principe.
Entrano i musicisti della sua mitica band. Poi entra lui, Francesco De Gregori, ed è subito delirio, urla e fischi di benvenuto.
Completo rigorosamente nero, cappello, occhiali scuri e la chitarra fra le mani. Seduto sul suo sgabello da avvio al concerto con “Sulla Strada” brano che dà il titolo al nuovo album e che potrebbe sembrare un suo successo d’altri tempi tanto che al secondo riff potresti addirittura canticchiarla. “Buonasera e benvenuti!” dice dopo il primo brano e da subito si capisce che sarà un concerto diverso dal solito. “Iniziamo con qualche canzone del nuovo album… e poi mostreremo la gioielleria!”. Così non a caso canta alcune, forse troppo poche, canzoni del suo nuovo progetto discografico: “A passo d’uomo”, “Belle époque” e una melodiosa “Guarda che non sono io” accompagnato solo dalla tastiera: “Cammino per la strada, qualcuno mi vede e mi chiama per nome, si ferma e vuole sapere, e mi domanda qualcosa di una vecchia canzone…”. Perfetta la sintonia fra voce e musica. Al termine poi si inchina e applaude il suo pianista.
Rientra quindi la band al completo per un repentino flash back tanto atteso dal pubblico nei successi di sempre. E’ la volta di “Titanic”, “Viva l’Italia”, “Il Panorama di Betlemme” dove il violino è protagonista, per poi arrivare ad uno dei momenti più alti della serata con la tanto sospirata “Generale”: il pubblico vorrebbe cantare, si sente un brusio appena accennato ma è in silenzio religioso per ascoltarlo.
“Atlantide” e un’insolita ma bellissima “Bell’amore” chiudono la prima parte del concerto. Una breve pausa e lo ritroviamo anziché con la chitarra seduto al pianoforte per “La storia siamo noi”. “La storia dà i brividi perché nessuno la può negare” e lui è storia, la nostra storia musicale, la storia d’Italia e la storia delle forti emozioni regalate ad un pubblico che non ha età. «Viva De Gregori, Viva l’Italia!» urla qualcuno dal loggione. Lui sorride, ringrazia e poi intona “Santa Lucia” per il momento più commovente della serata già, perché era la canzone tanto amata dall’amico Lucio Dalla. “Il Guanto”, “Bambini venite Parvolus”, “Finestre rotte” e “Vai in Africa, Celestino” chiudono la parte ufficiale del concerto. Non potevano mancare “La donna cannone”, “Buonanotte Fiorellino” e un’inaspettata versione di “Can’t help falling in love” di Elvis.
Il pubblico non è ancora soddisfatto. “E qualcosa rimane, fra le pagine bianche, fra le pagine scure…”. È Rimmel che consacra la fine del viaggio “Sulla Strada” del Principe.