Dal rap al rock, quando il talento fa la differenza “La musica non è una partita di calcetto” Passione e sacrificio, la parabola dei Caponord

9 MAR 13
Ultimo aggiornamento: 15:3816 MAG 25
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«Arrivi al punto in cui ti chiedi se la musica sia un passatempo o il tuo scopo nella vita». Così parlano i Caponord, bando rock-pop cremasca che da poco ha concluso il primo tour nazionale. Una scalata da capogiro per Davide SimonettaSebastiano GiordaniStefano Guidi e Sebastiano Pezzoli, iniziata nel 2009 con la formazione del gruppo e sempre affiancata da interminabili sessioni di prove e concerti. Nel 2012 il grande passo, la firma con la major discografica Warner Music Italy. Un traguardo importante che per i Caponord suona più come un punto di partenza: «Il nostro scopo è fare buona musica – spiegano – il resto è solo la conferma che sei sulla strada giusta».

Buona volontà e impegno non sempre sono sufficienti a garantire il successo: è difficile stimare quante siano le realtà attive sul territorio, il dato oscilla tra 100 e 200 artisti con un’età media tra i 15 e i 35 anni. 
Ciò che accomuna i nuovi talenti è la voglia di esprimersi, creare qualcosa di inedito partendo da esperienze diverse, spesso condivise solo nel garage di casa o in un angolo metropolitano sporco di graffiti.

«Quando abbiamo iniziato avevamo composto più di 50 pezzi – racconta Davide, voce dei Caponord – dopo mesi di lavoro ne abbiamo scelti nove per il nostro primo disco, poi un altro singolo ci ha portati Mtv Day». Contest e serate sono la vetrina più gettonata dai giovani emergenti, ma ancora una volta è il web a giocare un ruolo fondamentale grazie a social network e piattaforme multimediali come Myspace o Youtube. Lo sanno bene i talent scout, pronti a scovare nuove promesse all’interno di questo enorme bacino virtuale dove la facilità di accesso è pari alla difficoltà di essere notati. L’unica discriminante da giocare è il valore: «Non è solo questione di contatti e fortuna, la qualità è l’unica cosa che prima o poi ti permette di emergere e fare la differenza», spiega Davide.
Regola numero due, suonare. Scontato, ma per chi vive in realtà di provincia esibirsi live è tutt’altro che semplice: oltre alla difficoltà di trovare locali disponibili, il vero ostacolo sta nella mentalità dell’ascoltatore medio, in genere poco aperto a nuove proposte.
«Ben pochi sanno cosa voglia dire far della musica una professione», spiega Luca Lanza co-direttore di SFEM, etichetta parmense nata da una band ora impegnata nel music business internazionale. «Il percorso è duro, è necessario esser preparati e consapevoli di ciò che si sta per affrontare. Il nostro ruolo consiste solo nel dare contatti e guidare i nuovi talenti, è un lavoro di squadra, nessuno arriva da solo».
Afferrare il successo tuttavia non basta a garantire un posto nell’Olimpo delle note: «Conciliare lavoro e vita privata con le prove e i concerti è un’impresa che spesso comporta compromessi e sacrifici, con la consapevolezza che non sarà la tua passione a mantenerti».
Il prezzo è alto, ma per i Caponord la risposta è una sola: «Fare musica non è una partita di calcetto – conclude Simone – Nessuno di noi lascerà il lavoro, i sacrifici per coltivare questa passione ci vengono naturali, l’emozione che genera vale più di qualsiasi notte passata in bianco sullo spartito».