Novembre, tra “banchetti” e carità

Durante il mese di novembre, che conserva questo nome, assunto, secondo la tradizione, nel cosiddetto calendario di Romolo, quando era il nono mese dell’anno iniziato in marzo (nome conservato anche dopo che il mese divenne l’undicesimo con la riforma del calendario attribuita al re Numa Pompilio e acquisita nel calendario giuliano al tempo di Giulio Cesare), nell’antica Roma, ma anche nel mondo greco - per restare in ambito mediterraneo - si alternano momenti in cui si festeggiano ricorrenze pubbliche (feriae publicae) ad altre festività connotate invece da una forte componente religiosa in quanto celebrate in onore di divinità o in occasione della dedicazione di templi. Festività, queste, abolite poi dall’imperatore Teodosio nel 380, quando il cristianesimo diventa religione di Stato.
Ciò risulta evidente già dall’inizio del mese. L’aprirsi di novembre vede infatti la realizzazione di un banchetto sacro dedicato al dio Giove, l’Epulum Jovis, che si ripete poi a metà mese, il 13. E’ il grammatico latino Festo (II secolo d. C.) che ci informa dei cibi offerti al dio, la cui statua era collocata accanto all’altare (polenta, farro, carne di maiale, di bue, di agnello e pecora, pane, vino e fichi secchi),...
Ciò risulta evidente già dall’inizio del mese. L’aprirsi di novembre vede infatti la realizzazione di un banchetto sacro dedicato al dio Giove, l’Epulum Jovis, che si ripete poi a metà mese, il 13. E’ il grammatico latino Festo (II secolo d. C.) che ci informa dei cibi offerti al dio, la cui statua era collocata accanto all’altare (polenta, farro, carne di maiale, di bue, di agnello e pecora, pane, vino e fichi secchi),...
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