Syd e l’addio ai Pink Floyd: fu lucida follia

24 OTT 24
Ultimo aggiornamento: 20:2716 MAG 25
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“Chiedi chi erano i Beatles”: così cantava, anni fa, un appassionato Gaetano Curreri alludendo all’aura magica che avvolgeva (e che ancora avvolge) i Fab Four. La stessa che - sia pure con ben altre giustificazioni - ha sempre circondato la figura di Syd Barrett, il controverso (eppure tanto affascinante) “Diamante pazzo” nei confronti del quale Luca “Chino” Ferrari ha rivolto la propria attenzione. Oggi l’approfondita attività di ricerca e di documentazione svolta dall’autore cremonese (che del geniale e inquieto Barrett redasse la prima biografia mondiale, nella seconda metà degli anni Ottanta) è ben riassunta tra le pagine de “Syd Barrett - Scritto sui rovi” (una splendida opera proposta da “Editrice Zona”), il cui fine è quello di concentrarsi sull’ex-frontman dei Pink Floyd. Colui che - benché autore di brani memorabili e di un paio di lp tutt’altro che dozzinali: “The Madcap Laughs” e “Barrett”, entrambi distribuiti nel 1970 -, scelse di sottrarsi alle luci dei riflettori, gettando così nello sconforto migliaia di fans. «Già da adolescente, ho cominciato a coltivare l’interesse per le sette note. Era scritto nel mio destino che dovessi incrociare la discografia dei Pink Floyd, una band di per sé straordinaria della quale faceva parte il giovane (e già talentuoso) Syd Barrett....
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