«Eravamo come voi, sarete come noi»

Cari lettori, il mese scorso ho esplorato il tema della violenza, riflettendo su quanto sia difficile accettarne la presenza nella nostra vita e dentro di noi. Tendiamo a evitarla, preferendo restare passivi di fronte agli eventi piuttosto che interrogarci sulle cause che spingono l’essere umano ad agire in modo aggressivo. Allo stesso modo, cerchiamo di sfuggire al dolore e a tutto ciò che ci spaventa, rifugiandoci in certezze che, purtroppo, spesso si rivelano illusorie.
Questo meccanismo diventa ancora più evidente quando si parla di quella che è la più grande paura dell’essere umano: la morte. Anche se evitiamo di pensarci, sappiamo che arriverà il momento in cui dovremo lasciare questo mondo, i nostri affetti e tutto ciò che abbiamo costruito. Viviamo un’esistenza limitata, racchiusa in un tempo finito, che rappresenta l’unico spazio in cui possiamo fare esperienza di noi stessi e degli altri.
Ma è davvero così? La nostra vita è davvero destinata a concludersi definitivamente? Quanto il pensiero della morte condiziona le nostre scelte, i nostri desideri e le nostre azioni quotidiane? Sono queste le domande che ho affrontato nel mio ultimo libro, che oggi sono lieto di presentarvi...
Questo meccanismo diventa ancora più evidente quando si parla di quella che è la più grande paura dell’essere umano: la morte. Anche se evitiamo di pensarci, sappiamo che arriverà il momento in cui dovremo lasciare questo mondo, i nostri affetti e tutto ciò che abbiamo costruito. Viviamo un’esistenza limitata, racchiusa in un tempo finito, che rappresenta l’unico spazio in cui possiamo fare esperienza di noi stessi e degli altri.
Ma è davvero così? La nostra vita è davvero destinata a concludersi definitivamente? Quanto il pensiero della morte condiziona le nostre scelte, i nostri desideri e le nostre azioni quotidiane? Sono queste le domande che ho affrontato nel mio ultimo libro, che oggi sono lieto di presentarvi...
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