Come un piroscafo rivolto al fiume

“Il fluente mormorio del fiume”: questo l’incipit dell’epigrafe del monumento che celebra Giovanni Carnovali detto il Piccio, noto artista scomparso nelle acque del Po nel 1873, collocato “nell’umbratile parco” delle Colonie Padane. Ed è proprio il grande fiume Po e l’ambiente che lo circonda, che da lui nasce e a lui a ritorna, a scrivere la storia di questo luogo. Per gioco, passatempo o necessità, da fanciulli o da adulti: le Colonie Padane sono uno spazio cittadino che accomuna intere generazioni, ogni cremonese lega ad esse un ricordo, un momento, una fase della propria vita.
Dopo un periodo di abbandono e conseguente degrado che aveva pesantemente ammalorato la struttura e il parco annesso, qualche anno fa si è intervenuto andando a riqualificare il luogo. Nel 2017 l’intervento finanziato dalla Fondazione Arvedi-Buschini in convenzione con il Comune di Cremona ha recuperato interamente lo spazio permettendone nuovamente la frequentazione.
Se l’epoca costruttiva della struttura attuale conduce al Ventennio fascista, in realtà la presenza di utenti nel luogo è molto precedente e segna un primato non solo della città, ma di tutto il territorio cremonese.
Bisogna spostarsi all’inizio del Novecento e prendere in considerazione la cultura dell’igienismo sociale, nato in seno all’ottocentesco positivismo, con la diffusione di nuove norme igienico - sanitarie e le prime operazioni di prevenzione di malattie tra la popolazione. Già nell’Ottocento inoltre si era presa in considerazione la possibilità di gestire alcune patologie in strutture situate in luoghi salubri e soleggiati. Da queste prime valutazioni e grazie alla volontà inizialmente di medici, sacerdoti e filantropi, nascono le prime colonie climatiche presso località di mare e montagna....
LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL’EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO AL 4 LUGLIO, OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT
Dopo un periodo di abbandono e conseguente degrado che aveva pesantemente ammalorato la struttura e il parco annesso, qualche anno fa si è intervenuto andando a riqualificare il luogo. Nel 2017 l’intervento finanziato dalla Fondazione Arvedi-Buschini in convenzione con il Comune di Cremona ha recuperato interamente lo spazio permettendone nuovamente la frequentazione.
Se l’epoca costruttiva della struttura attuale conduce al Ventennio fascista, in realtà la presenza di utenti nel luogo è molto precedente e segna un primato non solo della città, ma di tutto il territorio cremonese.
Bisogna spostarsi all’inizio del Novecento e prendere in considerazione la cultura dell’igienismo sociale, nato in seno all’ottocentesco positivismo, con la diffusione di nuove norme igienico - sanitarie e le prime operazioni di prevenzione di malattie tra la popolazione. Già nell’Ottocento inoltre si era presa in considerazione la possibilità di gestire alcune patologie in strutture situate in luoghi salubri e soleggiati. Da queste prime valutazioni e grazie alla volontà inizialmente di medici, sacerdoti e filantropi, nascono le prime colonie climatiche presso località di mare e montagna....
LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL’EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO AL 4 LUGLIO, OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT