“Candida rosa nata in dure spine”

“… Così mi si cambiaro in maggior feste / li fiori e le faville, sì ch’io vidi / ambo le corti del ciel manifeste. // […] Lume è là su che visibile face / lo creatore a quella creatura/ che solo in lui vedere ha la sua pace. // E’ si distende in circular figura, / in tanto che la sua circumferenza / sarebbe al sol troppo larga cintura. //[…] sì soprastando al lume intorno intorno, / vidi specchiarsi in più di mille soglie / quanto di noi là su fatto ha ritorno… Dante Alighieri,
Par. XXX, 94 ss. (passim)
Par. XXX, 94 ss. (passim)
Dante è salito nell’Empireo, il cielo che è pura ‘luce intellettuale’ infiammata di un amore che genera una letizia superiore ad ogni gioia terrena. Davanti a lui si snoda un fiume di luce, simbolo della grazia di Dio, che scorre tra il ‘rider de l’erbe’, due rive coperte di una ridente fioritura primaverile, metafora degli innumerevoli beati che lì vivono l’eterna felicità. Faville che escono da quel fiume ‘fluvido di fulgore’ vanno a porsi nei calici dei fiori: sono gli angeli, che, simili a rubini incastonati in gioielli d’oro, vi entrano per infondervi la carità e ne escono in una perpetua danza....
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