«Ultime Sonate di Beethoven, nuova luce dai manoscritti»

Le ultime sei Sonate per pianoforte di Beethoven - come le sfingi, o più semplicemente come tutti i capolavori degni di questo nome - non smettono mai di interrogarci. I fili che le legano non tracciano contorni definiti, né disegnano traiettorie chiaramente orientate verso una meta, ciononostante le stringono l’una all’altra saldamente. Il desiderio di far luce sulle loro peculiarità ha già spinto intere generazioni di appassionati ed esperti ad affrontarne lo studio”.
Sono le premesse dalle quali è nato “Oltre i limiti. Le Sonate dall’op. 90 all’op.111”, libro presentato recentemente alla Libreria del Convegno. La data non è casuale ma in concomitanza con il bicentenario della prima esecuzione della Nona Sinfonia il 7 maggio. Ne abbiamo discusso con l’autrice, Federica Rovelli, professore associato del Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali dell’Università di Pavia-Cremona, dove insegna Filologia musicale e Storia della Musica.
Sono le premesse dalle quali è nato “Oltre i limiti. Le Sonate dall’op. 90 all’op.111”, libro presentato recentemente alla Libreria del Convegno. La data non è casuale ma in concomitanza con il bicentenario della prima esecuzione della Nona Sinfonia il 7 maggio. Ne abbiamo discusso con l’autrice, Federica Rovelli, professore associato del Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali dell’Università di Pavia-Cremona, dove insegna Filologia musicale e Storia della Musica.
Sulle ultime Sonate di Beethoven hanno riflettuto pianisti e musicologi: fra i testi più recenti citeremmo András Schiff e Guido Salvetti. Qual è il suo punto di vista?
«Ho cercato di seguire una direzione differente, ma complementare rispetto a quella intrapresa dai tanti che si sono già confrontati col tema: volendo offrire in primo luogo un aggiornamento, ad uso del lettore italiano, su quanto è stato fatto nel campo della ricerca negli ultimi anni, ci tenevo, soprattutto, a chiarire che c’è ancora tanto da fare. Può sembrare un paradosso ma, soprattutto nello studio dei manoscritti del compositore - manoscritti che costituiscono una testimonianza incredibilmente vivida del processo creativo di Beethoven, le cui riproduzioni sono oggi facilmente reperibili sul web - ci sono ancora molte domande che attendono una risposta».
«Ho cercato di seguire una direzione differente, ma complementare rispetto a quella intrapresa dai tanti che si sono già confrontati col tema: volendo offrire in primo luogo un aggiornamento, ad uso del lettore italiano, su quanto è stato fatto nel campo della ricerca negli ultimi anni, ci tenevo, soprattutto, a chiarire che c’è ancora tanto da fare. Può sembrare un paradosso ma, soprattutto nello studio dei manoscritti del compositore - manoscritti che costituiscono una testimonianza incredibilmente vivida del processo creativo di Beethoven, le cui riproduzioni sono oggi facilmente reperibili sul web - ci sono ancora molte domande che attendono una risposta».
Che peso ricoprono, nella sua indagine, i Quartetti e le Sinfonie?
«Negli anni in cui vennero composte le Sonate dall’op. 90 all’op. 111 Beethoven si occupò pochissimo di quartetti e sinfonie. Ciononostante dobbiamo immaginare che la sua ultima produzione in quei due generi costituì il punto di arrivo (...)».
«Negli anni in cui vennero composte le Sonate dall’op. 90 all’op. 111 Beethoven si occupò pochissimo di quartetti e sinfonie. Ciononostante dobbiamo immaginare che la sua ultima produzione in quei due generi costituì il punto di arrivo (...)».
LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL'EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO A GIOVEDI' 23 MAGGIO, OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT