«La voce di chi resta»

9 MAG 24
Ultimo aggiornamento: 18:20 | 16 MAG 25
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Contravvengo a due regole (non scritte ma mie personali). La prima riguarda il pormi in prima persona e la seconda occuparmi del libro di una scrittrice con la quale sono regolarmente in contatto perché Paola Silvia Dolci, tra le sue molteplici attività, è anche collaboratrice delle pagine culturali di Mondo Padano. Ma considero abstine substine un piccolo libro illuminato. E coraggioso. Per mettersi a nudo, abbracciare il dolore, per affrontare quello che è stato senza chiudere le porte a quello che avrebbe potuto essere, serve coraggio “e tanto, tanto, troppo amore”, per dirla in maniera pop. Il libro, che viene presentato oggi (venerdì 10 maggio) alla Fiera del libro di Torino, è stato scritto in un momento di particolare dolore, la malattia e la morte del padre. Paola, in tutti i suoi libri, ci ha abituati al dolore, un confronto quasi sempre impari, giù negli abissi, precipizi vertiginosi, eppure indomita senza mai arrendersi. Con absine substine, la sua ricerca, pur tra sentimenti contrastanti, riprende e invita il lettore “a sopportare ciò che accade e ad astenersi da ciò che non possiamo cambiare”, sintesi dell’etica stoica.
Paola, il tuo stile, inconfondibile, nell’ultimo libro sembra raggiungere un ulteriore grado di maturità. Tra poesia e prosa, ricordi, pensieri, flash di vita vissuta o immaginata: sembrano isole ma alla fine tutto torna (o quasi). Ti ritrovi in questa riflessione?
«Sì, grazie! Ho steso e corretto <+S CORSIVO>abstine substine <+S TONDO>in cinque, sei mesi di lavoro. Poco prima e poco dopo la morte di mio padre, un anno e mezzo fa. In realtà, in quel periodo ho scritto un paio di libri (l’altro è “Cledon”, in revisione)....
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