Quando un solo spettatore può fare la differenza

Nella sua autobiografia il celebre violoncellista Pablo Casals racconta di una sua tournée negli Stati Uniti, a cavallo tra le due guerre. Anni in cui in Stati come il Texas erano più i pozzi di petrolio delle meravigliose sale da concerto esistenti oggi. Il grande artista spagnolo riferisce di un direttore d’orchestra americano che lo invitava a impegnarsi di più laddove il pubblico era già colto e formato, a Washington e New York piuttosto che in Arkansas. Naturalmente Casals non prese alla lettera questa richiesta e per contro profuse il medesimo impegno in tutti i concerti del suo tour, rispondendo anzitutto alla propria coscienza prima ancora che al livello di preparazione e alle aspettative degli spettatori. Una lezione di etica e di professionalità che dovrebbe valere per ogni artista. Mi è venuto in mente questo episodio perché pochi giorni fa ho ascoltato in tv una intervista a Carlo Verdone in cui il famoso attore raccontava un episodio di tanti anni fa che in qualche modo ne ha segnato e favorito la carriera. Il comico si esibì in un teatrino off della Roma degli anni ‘70, uno scantinato di quelli che poi avrebbero chiuso sia per i mutati gusti del pubblico sia per le norme di sicurezza...
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