«Quasi un teatrino, separato dalla vita di tutti i giorni»

29 FEB 24
Ultimo aggiornamento: 20:1616 MAG 25
Tradotto con IA
Versione italiana
Immagine di «Quasi un teatrino, separato dalla vita di tutti i giorni»
«Dal momento in cui si iniziava a mescolare le carte, al tavolo dell’osteria, sparivano le classi sociali. Non c’era più il medico o il muratore, l’imbianchino o il postino. C’erano solo 4 giocatori di briscola e di tressette. Contro i quali, si poteva anche alzare la voce». Germano Denti, detto Gerry, segretario provinciale della Uil, ha vissuto l’epoca delle osterie, verso la fine, Anni 70 e 80. Ricorda, in particolare, i tavoli da Cerri, in piazza Giovanni XXIII°, dove bisognava presentarsi 10 minuti prima dell’apertura pomeridiana per poter trovare posto.
«La briscola era una filosofia - ricorda - non era il semplice giocare per giocare. Si costruiva un mondo diverso, quello delle carte, quasi un teatrino, separato dalla vita di tutti i giorni. L’osteria era un luogo di incontro, un luogo sociale. Ci andavi per cercare lavoro, per chiedere un parere, per raccontare la tua giornata. Qualcuno era sempre lì, o non aveva lavoro o era meglio non stare troppo tempo a casa, con la moglie. C’era poi questo livellamento, nel quale tutti erano uguali. Lo stesso era per l’oratorio, contenitore per giovani e ragazzi al quale andavano tutti, dal figlio del comunista al figlio dell’industriale. Io abitavo a Borgo Loreto e ricordo che don Franco andava a Bibi bar a cercare qualcuno che gli facesse una riparazione in oratorio. C’era una solidarietà forte, dei rapporti umani molto più solidi»....
LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL’EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO AL 7 MARZO, OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT