Cala la briscola che “sòo in céesa”

29 FEB 24
Ultimo aggiornamento: 20:1616 MAG 25
Tradotto con IA
Versione italiana
Immagine di Cala la briscola che “sòo in céesa”
Il gioco delle carte all’osteria è sempre stato materia molto seria: si giocava per vincere, ma soprattutto per giocare bene. “Non bisogna fare torto alle carte” si diceva perché, se per vincere era necessaria una buona dose di fortuna per avere o “pescare” carte buone, il fatto di giocar bene era fattore basilare. Bisognava tener conto dei punti fatti, delle carte possedute e di quelle che non erano ancora state giocate, cercando di capire con lo sviluppo delle giocate quelle tenute in mano da compagno e avversari. Occorreva stare attenti anche “agli scartini”. Il 2 o il 4 di spade erano importanti se erano già andati il 3 e l’asse di spade. Ricordarsi era una mezza impresa per i giovani, una cosa naturale per i nostri genitori o nonni che sembravano sempre usare carte trasparenti tanto era la naturalezza con cui tenevano tutto il gioco sotto controllo.
Ci andavano tutti a giocare a carte, dai ragazzi, ai giovani, ai papà sino ai nonni. Tanti tavoli, tutti molto vicini perché lo spazio spesso era quel che era, e via di briscola, tressette e scopa con le varianti ufficiali: briscola in cinque, ciapanò e sbarazzino, il famoso sbarasìin, tipo di scopa giocato solitamente in due, caratterizzato dal poter accusare le napoletane (cùsàa li nàpuli), ossia accumulare punti per il possesso di particolari combinazioni di carte (asse, due e tre dello stesso seme)....
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