Andare incontro al giorno con sguardo empatico

Luciano Pisati e la sua nuova raccolta di liriche in vernacolo con traduzione in italiano, a fianco. Le ottantatré poesie in dialetto cremasco sono racchiuse nel libro “Desedà i dé”, con prefazione dell’esperta Franca Grisoni. I cremaschi hanno ancora a cuore il vernacolo locale e scrivere poesie per Luciano Pisati è cantare con la forza del dialetto una continua azione liturgica che è la vita stessa. Nel libro custodisce le immagini e le parole sull’avvicendarsi dell’oscurità e della luce: “sgàrie ’n da l’aria co i òc / se la vé ’na ròba nóa / prima che égne amò fósch” ossia frugo nell’aria con gli occhi / se viene una cosa nuova / prima che giunga ancora il buio”. Per lui la notte è da attraversare finché, piano piano, sarà la luce a “svegliare il mondo”.
In che cosa consiste questo nuovo libro?
«È una raccolta di brevi poesie scritte nel dialetto di Crema, con traduzione in calce in italiano, come il precedente “Sfrìs”. Il tema unificante è quello della luce, come desiderio vitale, vissuto e trasfigurato in più giorni, momenti, stagioni. Il titolo Desedà i dé (tradotto letteralmente, Svegliare i giorni), capovolge una logica naturale ed allude a una forte volontà di forzare la mano al giorno, di anticiparne la luce, di incontrarla in tutte le sue ore, di esserci consapevolmente quando e dove arriva. Ho sempre inteso la poesia come uno sguardo sul mondo non possessivo ma empatico, qui anche contemplativo....
«È una raccolta di brevi poesie scritte nel dialetto di Crema, con traduzione in calce in italiano, come il precedente “Sfrìs”. Il tema unificante è quello della luce, come desiderio vitale, vissuto e trasfigurato in più giorni, momenti, stagioni. Il titolo Desedà i dé (tradotto letteralmente, Svegliare i giorni), capovolge una logica naturale ed allude a una forte volontà di forzare la mano al giorno, di anticiparne la luce, di incontrarla in tutte le sue ore, di esserci consapevolmente quando e dove arriva. Ho sempre inteso la poesia come uno sguardo sul mondo non possessivo ma empatico, qui anche contemplativo....
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