«In città spazi pensati solo per i giovani Con coraggio e fiducia»

«Una città che vuole essere attrattiva per i giovani deve tornare a immaginare luoghi esclusivamente per loro. E, recuperando la sua originaria vocazione di “luogo di connessioni”, agire di conseguenza. Con coraggio e fiducia». Laura Pigozzi, psicoanalista lacaniana e autrice del libro “Amori tossici”, sarà tra gli ospiti del ciclo di incontri “Cambiare, città. Abitare, abitudini - Generazione”, promosso nell’ambito di Bookcity Milano a Cremona. L’appuntamento è fissato per sabato 18 novembre alle ore 17 nella Sala Manfredini del Museo Civico (via Ugolani Dati, 4) quando Pigozzi dialogherà con Stefano Bartezzaghi, semiologo, editorialista e curatore del ciclo di incontri.
Dottoressa Pigozzi quando una città diventa accogliente per i giovani?
«Parto da una premessa: da una parte la città è stata fin dal medioevo luogo di di scambi e di connessioni, dall’altra un giovane, per sua natura, ha bisogno di connettersi con gli altri, di trovare legami che sono, mi verrebbe da dire, il miglior antidepressivo; da psicanalista infatti so quanto l’isolamento produca disagio. Ne consegue che la città come luogo di connessione è per antonomasia la città dei giovani e tutte le attività sociali a loro dedicate devono prevedere un grande e immaginato luogo. Attenzione però. A mio modesto avviso è necessario che siano pensati esclusivamente per loro, ed eventualmente per gli educatori, ma off limits all’invadenza dei genitori. L’esclusività è il punto cruciale»....
«Parto da una premessa: da una parte la città è stata fin dal medioevo luogo di di scambi e di connessioni, dall’altra un giovane, per sua natura, ha bisogno di connettersi con gli altri, di trovare legami che sono, mi verrebbe da dire, il miglior antidepressivo; da psicanalista infatti so quanto l’isolamento produca disagio. Ne consegue che la città come luogo di connessione è per antonomasia la città dei giovani e tutte le attività sociali a loro dedicate devono prevedere un grande e immaginato luogo. Attenzione però. A mio modesto avviso è necessario che siano pensati esclusivamente per loro, ed eventualmente per gli educatori, ma off limits all’invadenza dei genitori. L’esclusività è il punto cruciale»....
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