«Dialogo “nudo” con la bambina che sono stata»

19 OTT 23
Ultimo aggiornamento: 20:0916 MAG 25
Tradotto con IA
Versione italiana
Immagine di «Dialogo “nudo” con la bambina che sono stata»
Parole che allietano, che ci accarezzano il cuore. Parole che ci afferrano per i piedi e che riescono a trascinarci in profondità: giù, negli abissi tenebrosi della nostra anima, a scandagliare universi inesplorati. Parole - soprattutto - gonfie di significato, proprio come sanno essere (soltanto) quelle appartenenti al linguaggio poetico. Un contesto, quest’ultimo, che Luisa Trimarchi conosce alla perfezione, dimostrando - una volta ancora - di sapersi porre a confronto con la pagina scritta come pochi altri sanno fare. Reduce dall’ottimo riscontro ottenuto dalle due pubblicazioni precedenti (“Versi della dimenticanza” e “Stanze vuote”), l’autrice - insegnante di Letteratura - ha recentemente dato alle stampe una nuova silloge (edita dalla casa editrice piemontese “Puntoacapo”), “Storia della bambina infranta (dialoghi - nudi)”: non una semplice (per quanto splendida) raccolta di poesie (ottanta, in totale), quanto piuttosto un ambizioso progetto che amalgama le parole e le immagini (realizzate da Marleny Dusi, Isabella Bianchi e Federica Iannuzzi), in un virtuoso e appassionante “intreccio” volto a provocare vive emozioni nei lettori. Chi sia la bambina di cui si fa menzione nel titolo (e schizzata da un’ispirata Miriam Piro) non è difficile da intuire: Trimarchi sembra voler accennare a tutte le donne la cui storia - gioiosa oppure drammatica che sia...
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