«Dialogo “nudo” con la bambina che sono stata»

Parole che allietano, che ci accarezzano il cuore. Parole che ci afferrano per i piedi e che riescono a trascinarci in profondità: giù, negli abissi tenebrosi della nostra anima, a scandagliare universi inesplorati. Parole - soprattutto - gonfie di significato, proprio come sanno essere (soltanto) quelle appartenenti al linguaggio poetico. Un contesto, quest’ultimo, che Luisa Trimarchi conosce alla perfezione, dimostrando - una volta ancora - di sapersi porre a confronto con la pagina scritta come pochi altri sanno fare. Reduce dall’ottimo riscontro ottenuto dalle due pubblicazioni precedenti (“Versi della dimenticanza” e “Stanze vuote”), l’autrice - insegnante di Letteratura - ha recentemente dato alle stampe una nuova silloge (edita dalla casa editrice piemontese “Puntoacapo”), “Storia della bambina infranta (dialoghi - nudi)”: non una semplice (per quanto splendida) raccolta di poesie (ottanta, in totale), quanto piuttosto un ambizioso progetto che amalgama le parole e le immagini (realizzate da Marleny Dusi, Isabella Bianchi e Federica Iannuzzi), in un virtuoso e appassionante “intreccio” volto a provocare vive emozioni nei lettori. Chi sia la bambina di cui si fa menzione nel titolo (e schizzata da un’ispirata Miriam Piro) non è difficile da intuire: Trimarchi sembra voler accennare a tutte le donne la cui storia - gioiosa oppure drammatica che sia...
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