Quel sorprendente “fairplay” tra i liutai dei nostri giorni

Un fairplay impensabile fino a poco tempo fa, a tratti addirittura un “pizzi e merletti” che come sottofondo meriterebbe un Minuetto - che so - di Luigi Boccherini, il paradigma della musica gentile, garbata, educata. La cosa fa ovviamente piacere, alla luce del clima bellicoso di qualche anno fa, ma quanto meno ne registriamo la stranezza. Parlo dei liutai di Cremona, quelli che fino a qualche anno fa si sarebbero dati le tavole di abete in testa e che ora invece se le prestano, roba da non credere. Quando trent’anni fa, all’alba degli anni ‘90, ho iniziato a scrivere di musica e liuteria per il quotidiano locale, il clima era ben diverso. Avevo ereditato la macchina da scrivere dal mitico Elia Santoro, che tra l’altro quando c’era da “menare” non si tirava indietro, ma con i liutai - quelli dei vecchi tempi - ne uscì sempre con le ossa rotte. In occasione di una delle prime edizioni della Triennale ebbe l’ardire di scrivere, su La Provincia, che la maggior parte degli strumenti iscritti al concorso si caratterizzava per una vernice bluastra. I liutai concorrenti architettarono allora alle sue spalle una atroce vendetta che è passata alla storia: nottetempo attaccarono al portico del palazzo della Fondazione Città di Cremona, in piazza Lodi (allora la Triennale si teneva in Santa Maria della Pietà), dei violini verniciati di blu con la scritta su un lenzuolo: “I violini blu di Elia Santoro”. Cattivissimi e vendicativi, insomma, insofferenti alla critica, ma anche tutti contro tutti, o al massimo divisi in fazioni. Per banalizzare si può dire che le due “macro-fazioni” avevano come leader i due maestri liutai più carismatici e affermati dell’epoca: Francesco Bissolotti e Gio Batta Morassi....
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