«Il mio uomo nuovo, così contradditorio»

Simone Parati pubblica il suo primo libro, “1012 L’uomo nuovo dei tempi” che sarà presentato oggi, venerdì 22 settembre alle ore 17, a Crema nelle scuderie di Palazzo Terni de’ Gregorj (via Dante Alighieri, 20). L’autore dialogherà con Franco Gallo. Ambientato nel Texas alla fine del 1950, Parati firma un libro di fantascienza edito da AltroMondo e basato sull’avventura di Peter Spallanzani, inviato a esplorare e colonizzare Marte, in una missione di sola andata.
Ci racconta il suo primo romanzo?
«Si tratta della metamorfosi di un uomo normale, immigrato di seconda generazione negli Stati Uniti d’America ed appartenente alla classe media, padre di famiglia che in seguito a un crimine viene condannato, dapprima alla solitudine cosmica e poi... a una sorta di rinascita. La parte iniziale è descrittiva, forse più accattivante per via della maggiore azione. Il resto, più discorsivo, è una quotidiana scoperta. La struttura è data dalla commistione di generi diversi. C’è un po’ de “Il milione” di Marco Polo, (quindi il viaggio nei posti), “La stella rossa” di A. Bogdanov (la conoscenza di persone) e “Al caffè” di E. Malatesta (il contradditorio.) L’argomento portante è “un mondo alternativo e possibile”».
«Si tratta della metamorfosi di un uomo normale, immigrato di seconda generazione negli Stati Uniti d’America ed appartenente alla classe media, padre di famiglia che in seguito a un crimine viene condannato, dapprima alla solitudine cosmica e poi... a una sorta di rinascita. La parte iniziale è descrittiva, forse più accattivante per via della maggiore azione. Il resto, più discorsivo, è una quotidiana scoperta. La struttura è data dalla commistione di generi diversi. C’è un po’ de “Il milione” di Marco Polo, (quindi il viaggio nei posti), “La stella rossa” di A. Bogdanov (la conoscenza di persone) e “Al caffè” di E. Malatesta (il contradditorio.) L’argomento portante è “un mondo alternativo e possibile”».
Quindi il genere fantascienza la affascina?
«Certamente, è il genere in cui mente e fantasia sono più libere di esprimersi, ma devo riconoscere che, come spesso accade nell’arte, non è questo in sé a fare l’opera e non è l’unico a piacermi. La “mia” fantascienza risulta più che altro non-fantascienza. Non di certo scienza (anche se spesso vuole andarci vicino), però coi piedi per terra. Qualcuno la definisce col prefisso “archeo”, altri come romanzo utopia e, per carità, mi sta bene tutto....
«Certamente, è il genere in cui mente e fantasia sono più libere di esprimersi, ma devo riconoscere che, come spesso accade nell’arte, non è questo in sé a fare l’opera e non è l’unico a piacermi. La “mia” fantascienza risulta più che altro non-fantascienza. Non di certo scienza (anche se spesso vuole andarci vicino), però coi piedi per terra. Qualcuno la definisce col prefisso “archeo”, altri come romanzo utopia e, per carità, mi sta bene tutto....
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