«Il “mio” basket di storie vissute»

«Ho iniziato dalla Chiesa di San Luca e dai Padri Barnabiti, perché non si può parlare di basket se non si parte dall’Oratorio. Io, poi, sono molto legato a Cristo Re e a don Angelo Scaglioni, dopo le mie prime esperienze a San Pietro e a San Luca. Per me, la cultura oratoriana è un vanto: ho sempre cercato di seguire l’impostazione educativa dei miei genitori che ho poi ritrovato nei valori su cui si basa l’esperienza dell’Oratorio.
Non si può pensare di parlare di Ju-Vi senza parlare di San Luca, dei padri Barnabiti e dell’esperienza oratoriana».
Queste le prime considerazioni di Maurizio Mondoni, insegnante di Educazione Fisica e Docente Universitario, una laurea in Scienze Motorie e dello Sport, e figura tra le più importanti dell’intero mondo sportivo cremonese, nel presentare la sua ultima fatica editoriale, “Juventute et Viribus 1952-2022”, libro di 300 pagine che celebra la “Juvi, la squadra di Cremona: 70 anni e non li dimostra”.
«Un libro “vero”, di storie vissute e di racconti - sottolinea il professore - con una corposa parte dedicata a interviste individuali alle numerose persone che hanno ruotato intorno all’universo juvino, con una lunga serie di aneddoti, spesso davvero curiosi, che hanno caratterizzato i primi settant’anni di questo sodalizio».
«Tutto ha preso il via all’Oratorio Maria Immacolata - precisa - con il Circolo Sant’Antonio Maria Zaccaria, il cinema-teatro, il Polo Nord, il bar inizialmente situato in un baracchino in legno, e tante discipline sportive, fra cui il foot-ball e l’atletica leggera, per arrivare ai primi passi della palla al cesto, giocata sotto al porticato con palle stringate come i palloni da calcio e i tabelloni costituiti da semplici assi in legno, cerchi in ferro senza retina al posto dei canestri e le maglie di lana che si infeltrivano e si accorciavano ad ogni lavaggio».
Non si può pensare di parlare di Ju-Vi senza parlare di San Luca, dei padri Barnabiti e dell’esperienza oratoriana».
Queste le prime considerazioni di Maurizio Mondoni, insegnante di Educazione Fisica e Docente Universitario, una laurea in Scienze Motorie e dello Sport, e figura tra le più importanti dell’intero mondo sportivo cremonese, nel presentare la sua ultima fatica editoriale, “Juventute et Viribus 1952-2022”, libro di 300 pagine che celebra la “Juvi, la squadra di Cremona: 70 anni e non li dimostra”.
«Un libro “vero”, di storie vissute e di racconti - sottolinea il professore - con una corposa parte dedicata a interviste individuali alle numerose persone che hanno ruotato intorno all’universo juvino, con una lunga serie di aneddoti, spesso davvero curiosi, che hanno caratterizzato i primi settant’anni di questo sodalizio».
«Tutto ha preso il via all’Oratorio Maria Immacolata - precisa - con il Circolo Sant’Antonio Maria Zaccaria, il cinema-teatro, il Polo Nord, il bar inizialmente situato in un baracchino in legno, e tante discipline sportive, fra cui il foot-ball e l’atletica leggera, per arrivare ai primi passi della palla al cesto, giocata sotto al porticato con palle stringate come i palloni da calcio e i tabelloni costituiti da semplici assi in legno, cerchi in ferro senza retina al posto dei canestri e le maglie di lana che si infeltrivano e si accorciavano ad ogni lavaggio».
La Ju-Vi è partita così?
«Si, la Ju-Vi partì dopo le squadre di pallavolo e di calcio e per il nome, come si usava allora, il Consiglio si ispirò alla lingua latina: Juventute et Viribus, Gioventù e Forza.
Mi piace molto ricordare i Padri Barnabiti che ho conosciuto: padre Landoni, padre Brenna, padre Villa sono stati, insieme a Mario Radi, i riferimenti che mi hanno fatto crescere sia come atleta che come persona, ancor prima del mio incontro con don Angelo Scaglioni a Cristo Re. I Padri e don Angelo mi hanno dato un’importante impronta oratoriana di cui vado fiero...
«Si, la Ju-Vi partì dopo le squadre di pallavolo e di calcio e per il nome, come si usava allora, il Consiglio si ispirò alla lingua latina: Juventute et Viribus, Gioventù e Forza.
Mi piace molto ricordare i Padri Barnabiti che ho conosciuto: padre Landoni, padre Brenna, padre Villa sono stati, insieme a Mario Radi, i riferimenti che mi hanno fatto crescere sia come atleta che come persona, ancor prima del mio incontro con don Angelo Scaglioni a Cristo Re. I Padri e don Angelo mi hanno dato un’importante impronta oratoriana di cui vado fiero...
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