Calvino e il dilemma esistenziale

13 LUG 23
Ultimo aggiornamento: 20:0616 MAG 25
Tradotto con IA
Versione italiana
Immagine di Calvino e il dilemma esistenziale
Nel 100° anniversario della nascita di Italo Calvino, per doveroso omaggio continuiamo a individuare, nei personaggi della sua Trilogia (al di là del loro contesto storico) e in Marcovaldo, tracce del disagio esistenziale proprio anche dell’uomo contemporaneo e ‘prove’ che egli deve (o vuole) affrontare trasposte in una narrazione di grande efficacia, che fonde agganci alla realtà e fantasiosa invenzione.
Non è irrilevante che tra il Visconte dimezzato e il Barone rampante, dopo alcune esperienze neorealiste, Calvino lavori per Einaudi alla versione in lingua di duecento fiabe italiane regionali dell’Ottocento, dando loro assetto e sviluppo: perché le fiabe non solo costituiscono “un catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna, soprattutto per la parte di vita che è appunto il farsi un destino (...)” , ma perché confermano “la sostanza unitaria del tutto, uomini bestie piante cose, l’infinita possibilità di metamorfosi di ciò che esiste” (Fiabe Italiane, Torino, Einaudi, 1956, p. XII). In particolare, i temi dell’avventura e della prova da affrontare, propri della favola, appaiono evidenti nelle vicende del protagonista del Barone rampante (1957) che trova la sua libertà nella natura superando numerosi ostacoli, e si ripresentano anche in seguito in altri personaggi.
IL BARONE RAMPANTE, O L’UOMO EVASO
NELLA NATURA
E’ la storia di Cosimo Piovasco di Rondò che, rifiutando, dodicenne, le lumache cucinate dalla sorella Battista che gli fanno orrore, compie un atto di ribellione nei confronti delle regole familiari e delle coercizioni impostegli dalla vita sociale e, ritirandosi a vivere sugli alberi, affronta volontariamente l’avventura: una ‘prova’ destinata a durare fino alla morte, che genera infinite altre prove e avventure. E’, questa - di una vita arboricola - la vera trovata favolosa del romanzo: perché per il resto, come osserva Germana Pescio Bottino nella sua analisi dell’opera, quella di Cosimo è un’esistenza normale per i sentimenti che nutre e per la formazione e l’esperienza culturale d’avanguardia in direzione illuministica. Al padre che gli ricorda che potrebbe comandare alla nobiltà vassalla con il titolo di Duca solo che si decidesse a scendere dagli alberi, Cosimo dichiara: “So che, quando ho più idee degli altri, do agli altri queste idee, se le accettano; e questo è comandare”: un comandare senza imporre, dunque, evidente proclama di una ‘fede’ illuminata, che rispecchia il pensiero di Calvino e le sue letture....
LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL’EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO A GIOVEDì 20 LUGLIO,  OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT