«Gli occhi sull’Islam degli illuministi»

Storia e filosofia sono da sempre il pane quotidiano di Gian Carlo Corada. Ancora di più e a maggior ragione, dopo aver tolto i panni dell’uomo politico. E, così, per esempio, lo troviamo nella giuria del prestigioso Premio Acqui Storia, settore “Romanzo Storico”, «mi ritroverò a leggere 60 libri in due mesi», mentre proseguono gli incontri per presentare quella che è a tutti gli effetti la sua ultima fatica letteraria: “Maometto filosofo - Illuminismo e Islam”. «Dopo essere andato in pensione e dopo le vicende politiche - spiega -, ho tenuto all’Università Statale di Milano per due anni accademici consecutivi dei seminari sull’Illuminismo, la materia che conosco meglio da sempre. Ed è stato proprio durante questa circostanza che mi sono accorto che gli illuministi, i grandi ma anche i cosiddetti minori, tutti affrontavano il tema dell’Islam. Da lì è nata la mia curiosità». Una lunga ricerca durata alcuni anni, attraverso la lettura di centinaia di manoscritti. Per giungere a un libro che, suddiviso in due parti, indaga l’Islam prima e durante l’Illuminismo. Quale fu l’impatto sull’Occidente del suo diffondersi e cosa è rimasto oggi di quel pensiero sono alcuni degli obiettivi della nostra intervista.
Professor Corada, che impatto ebbe l’Islam sui pensatori dell’Occidente?
«Quando si afferma l’Islam, il mondo occidentale - sia gli uomini di cultura che le classi dirigenti -, rimane sorpreso dalla sua velocità di espansione e tutti tentano di spiegarne il fenomeno. Fino al ‘600 le interpretazioni si dividono grosso modo in due grandi scuole di pensiero: da una parte c’è chi la ritiene un’eresia cristiana (o meglio quella che sarà definita eresia in seguito al concilio di Nicea nel 325 dC e nei successivi) mentre l’altra corrente di pensiero è convinta che si tratti totalmente di un’altra religione, ma diabolica. In entrambi i casi ci troviamo di fronte a un giudizio negativo, che produrrà anche leggende feroci destinate a durare a lungo»....
«Quando si afferma l’Islam, il mondo occidentale - sia gli uomini di cultura che le classi dirigenti -, rimane sorpreso dalla sua velocità di espansione e tutti tentano di spiegarne il fenomeno. Fino al ‘600 le interpretazioni si dividono grosso modo in due grandi scuole di pensiero: da una parte c’è chi la ritiene un’eresia cristiana (o meglio quella che sarà definita eresia in seguito al concilio di Nicea nel 325 dC e nei successivi) mentre l’altra corrente di pensiero è convinta che si tratti totalmente di un’altra religione, ma diabolica. In entrambi i casi ci troviamo di fronte a un giudizio negativo, che produrrà anche leggende feroci destinate a durare a lungo»....
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«Con il protestantesimo, la cristianità si divide ancora (lo aveva già fatto, nel medioevo, con il mondo ortodosso) e ognuna delle due parti, pur interpretandolo in maniera diversa, userà l’Islam contro l’altra fazione.