Musica e solidarietà: strumento di autopromozione?

Ricordo un imprenditore/politico piuttosto in voga nella Cremona degli anni ‘90, adesso pressoché sparito dai radar. Ogni tre per due voleva organizzare eventi musicali per raccogliere fondi a favore di cause benefiche, più o meno definite. Ne rammento una al Ponchielli la cui finalità era raccogliere risorse per mandare giocattoli ai bambini della Thailandia in quel momento colpita da uno tsunami devastante: il sedicente “filantropo” spese 7/8 milioni di vecchie lire per affittare il teatro e racimolò meno di un milione. Gli dissi: “Ma non ti conveniva comprarli e mandarli direttamente tu i giochi ai bimbi thailandesi, senza fare tutto questo ambaradan per il quale ci hai tra l’altro rimesso parecchi soldi?”. E’ evidente che, anche senza pensar male, l’organizzazione di un evento pubblico, magari con la complicità della musica, avrebbe dato al “mecenate” in questione una visibilità che la beneficenza fatta a riflettori spenti non gli avrebbe garantito. E magari dietro - pur dando per scontata la buona fede dello scopo benefico - c’erano non dichiarate finalità di autopromozione che per un politico in ascesa fanno sempre gioco. Sono partito da un fatto locale per parlare più in generale della musica come strumento di solidarietà....
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