Calvino e la crisi dell’uomo moderno

Cento anni fa nasceva Italo Calvino (sarebbe morto nel 1985). Rivisitarne oggi le opere riserva al lettore rivelazioni tanto più sorprendenti quanto più, dalle ‘invenzioni’ dello scrittore, si riaffaccia con coinvolgente attualità la sua sostanza di intellettuale e di narratore moderno. Un narratore che ha interpretato con lucidità razionale i problemi esistenziali e sociali dell’uomo del secolo XX, presenti anche oggi, trasponendoli con leggerezza fantastica nelle sue creature, e che ha costruito “un ordine mentale abbastanza solido per contenere il disordine del mondo”, secondo il sempre valido giudizio pronunciato da Geno Pampaloni in occasione del convegno di Studi calviniani del 1987.
Non c’è antinomia tra Calvino razionale - o illuminista, come qualcuno ha preferito definirlo - e Calvino narratore fantastico-favoloso. I due aspetti convivono armonicamente nelle sue opere, nate da quella che è stata considerata una ‘ragione fantastica’: una ragione, dunque, che non si contrappone alla fantasia, anzi da essa riceve vitalità, risolvendosi in “una ricca pulsione ‘definitoria’”, come sostiene Alberto Asor Rosa: una pulsione, cioè, che consiste nel vedere bene le cose ad una ad una per poi ri-ordinarle secondo un piano narrativo in cui i due diversi punti di vista, della realtà e della ricreazione fantastica, si combinano, fondendosi felicemente.
“La ragione non serve soltanto per comprendere il mondo e per cambiarlo, ma anche per goderlo” afferma Cosimo, il protagonista del Barone rampante. Ciò rispecchia bene il carattere del razionalismo calviniano, nello stesso tempo edonistico (godere il mondo) ed etico- critico, dal momento che indaga, o meglio ‘ frequenta’, per così dire, sia la storia, il progresso, la scelta tra bene e male sia il mistero dell’essere e del non essere...
Non c’è antinomia tra Calvino razionale - o illuminista, come qualcuno ha preferito definirlo - e Calvino narratore fantastico-favoloso. I due aspetti convivono armonicamente nelle sue opere, nate da quella che è stata considerata una ‘ragione fantastica’: una ragione, dunque, che non si contrappone alla fantasia, anzi da essa riceve vitalità, risolvendosi in “una ricca pulsione ‘definitoria’”, come sostiene Alberto Asor Rosa: una pulsione, cioè, che consiste nel vedere bene le cose ad una ad una per poi ri-ordinarle secondo un piano narrativo in cui i due diversi punti di vista, della realtà e della ricreazione fantastica, si combinano, fondendosi felicemente.
“La ragione non serve soltanto per comprendere il mondo e per cambiarlo, ma anche per goderlo” afferma Cosimo, il protagonista del Barone rampante. Ciò rispecchia bene il carattere del razionalismo calviniano, nello stesso tempo edonistico (godere il mondo) ed etico- critico, dal momento che indaga, o meglio ‘ frequenta’, per così dire, sia la storia, il progresso, la scelta tra bene e male sia il mistero dell’essere e del non essere...
LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL’EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO A GIOVEDì 29 GIUGNO, OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT