Solo e minaccioso, privo di empatia

4 MAG 23
Ultimo aggiornamento: 20:02 | 16 MAG 25
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Un cuore e un teschio umani - quasi fusi l’uno con l’altro - spiccano sulla cover di un’opera sulla quale, per la qualità e per la profondità del suo contenuto, vale la pena d’indugiare. Un testo (“Hallelujah”, offerto da “Caracò Editore”) di cui il suo autore (il drammaturgo e formatore teatrale cremonese Lorenzo Garozzo) fornisce una definizione mutuata dal contesto cinematografico: una spiegazione, precisa e opportuna, per capire appieno la bontà del lavoro svolto, abile a intrecciare più “linguaggi” e approfondire temi nient’affatto consueti. «Si tratta di un drama: una categoria che propriamente non appartiene all’ambito della narrativa - sottolinea -, ma che credo ben si adatti al mio romanzo». Ne è protagonista una figura bieca, per tratteggiare la quale Garozzo ha prima guardato se stesso allo specchio e, in seguito, descritto una sorta di mondo capovolto. «Un universo completamente rovesciato rispetto a quello in cui, privatamente e professionalmente, io mi trovo ad agire: laddove è mia abitudine coltivare rapporti solidi e lineari, il protagonista è invece coinvolto in dinamiche delittuose. Con le donne e con gli amici matura esperienze esclusivamente problematiche, il che dà la misura della sua grave carenza in tema di sentimenti». Imbastita tre anni or sono («Nel tempo in cui il Covid-19 ci obbligò a rimanere rintanati nelle nostre case»), la trama de “Hallelujah” avvince perché lancia al lettore una specie di “sfida”: porsi al fianco di un villain e capire - o tentare di farlo, quanto meno - la sua natura....
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