Sulle tracce del serial killer

Bellissima e crudele, agli occhi di registi cinematografici, sceneggiatori e scrittori la città di Milano appare come lo scenario perfetto laddove ambientare le proprie opere. Ricco com’è di location “iconiche” (tra piazze, vie, monumenti e luoghi d’aggregazione), infatti, il capoluogo lombardo è da tempo entrato a fare parte dell’immaginario collettivo, tanto da rappresentare un elemento di straordinaria rilevanza nello svolgimento di qualsiasi trama (poco importa che si tratti di film, di romanzi oppure di albi a fumetti). Una metropoli dai due volti, come Giorgio Scerbanenco astutamente indicò anni or sono: sotto il sontuoso tappeto dell’opulenza, talvolta, ecco che si può nascondere la polvere dell’emarginazione, della disperazione e della violenza. È da quest’importante premessa che prende le mosse “Sono stato io”, il romanzo - pubblicato, un paio di mesi fa circa, da “BookSprint Edizioni” - a firma dell’autore cremonese Roberto Carotti: una piccola “gemma” appartenente al mondo della narrativa, in cui lo scrittore mette a frutto la sua conoscenza di ogni elemento che possa portare alla redazione di un (buon) libro giallo (verosimiglianza dei personaggi e ottima composizione dell’intreccio, in particolare). «È indubbio che la lettura di decine di romanzi gialli abbia agevolato la stesura del testo: ho attinto qua e là, pescando il meglio dai testi di alcuni dei miei autori favoriti (penso, per esempio, a Donato Carrisi,...
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