In soccorso dei feriti francesi, cremonesi dal cuore grande

30 MAR 23
Ultimo aggiornamento: 20:0016 MAG 25
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Officina di carità così la si può definire la città di Cremona per la sua accoglienza. È quanto emerge leggendo Cremona 1859 - il soccorso dei feriti francesi dopo la battaglia di Solferino il libro, frutto di una accurata ricerca storica, di Gianluigi Valotti. Il racconto di come Cremona mobilitò tutta la sua gente, trasformandosi in una immensa città ospedaliera e raccogliendo 11mila feriti di cui 8mila e cinquecento francesi e circa 2mila e cinquecento tra Austriaci, Ungheresi, Algerini, Boemi e Italiani.
Valotti, qual è il contesto in cui si svolge la sua ricerca storica con la consultazione dei documenti ritrovati nell’archivio di stato della città?
«Con i miei precedenti volumi sembrava avessi concluso un capitolo significativo della storia del Risorgimento Italiano, inerente all’assistenza generosamente prestata nel 1859 dai bresciani ai soldati feriti nella sanguinosa Battaglia di Solferino e San Martino (24 giugno 1859) e alla pietosa opera di seppellimento dei caduti. I gloriosi eventi bellici del 1859, relativi alla Battaglia di Solferino e San Martino, fanno emergere i luoghi della memoria che si estendono non solo nel bresciano, ma anche nel territorio Bergamasco, Mantovano, Cremonese e Milanese. Da qui l’idea del nuovo volume che analizza, nello specifico, tali eventi nel territorio cremonese. Cremona nel 1859 aveva 30mila abitanti e accolse, nei suoi ospedali provvisori, 11mila feriti: 2.500 austriaci e sardo-piemontesi e 8.500 francesi....
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