Il furto d’auto con dentro la torta della prozia

16 MAR 23
Ultimo aggiornamento: 20:0016 MAG 25
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Poeti, scrittori, commediografi confessano di essersi ritrovati a scrivere durante il periodo della pandemia quando non si poteva fare altro che rimanere chiusi in casa. Guido Moreschi invece l’ispirazione letteraria se l’è procacciata attraverso un quadernetto di ricette raccolte nel 1923 da una prozia evidentemente appassionata di cucina. Da qui è nata l’idea di scrivere un romanzo ambientandolo nel 1985 a cui è stato dato il titolo, a prima vista ermetico, de “La scomparsa della scarlot di marene”. La tendenza per i nomi in qualche modo curiosi è un po’ una caratteristica di Moreschi (o dei suoi editori) dato che il primo dei suoi romanzi era uscito nel 2014 con il titolo di “L’argine al volo”. Mentre in quel caso vi era il riferimento all’argine del Po,sotto cui sorge l’abitazione di Moreschi e il volo quale desinenza della pallavolo la disciplina di cui è stato cronista sportivo per vari quotidiani locali, stavolta lo sforzo di concentrazione è maggiore per riuscire a comprendere che le marene sono quel tipico frutto estivo da cui la prozia aveva ricavato la scarlot, il nome intraducibile di una antica ricetta di marmellata. E intorno a questo connubbio di frutta, zucchero e amaretti sbriciolati salta fuori la storia relativa al furto di una macchina dentro cui era trasportata la misteriosa e ambita scarlot con successive imprevedibili situazioni tipiche dei film polizieschi....
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