Settembre, è tempo di vendemmia

Settembre: le uve stanno giungendo a maturazione. Le si vede risplendere sotto i raggi del sole, nel loro colore luminoso: sono lì, a rallegrarti l’animo quando ti trovi in autostrada, in angosciante fila, e vedi sfilarti accanto filari su filari di viti in perfetto ordine geometrico, un sipario verde e oro che ti rapisce in un mondo ‘altro’, lontano dal caos. Ti rallegrano anche solo se ti trovi al centro di un piccolo vigneto, nella tua campagna cremonese, accanto a casa, e pensi, magari, a una piccola pigiatura domestica di un recente passato, sulla scorta di dolci memorie. Si avvicina, in questo declinare dell’estate, il tempo della vendemmia, nel suo duplice portato di raccolta dell’uva e di vino che se ne ricava: un processo che, attraverso i secoli, da tempo immemore, ha assunto anche aspetti rituali e si è ripetuto non solo nel bacino del Mediterraneo e in Europa, ma anche in terre e civiltà lontane. La storia della vendemmia e del vino risale, nelle testimonianze, alla notte dei tempi. Prima ancora delle fonti scritte, ce ne parlano i reperti archeologici, che riportano a ere remote.
TESTIMONIANZE ARCHEOLOGICHE
Se sappiamo che la vite da uva, la vitis vinifera, era presente in Europa già in età preistorica, verso la fine dell’epoca terziaria, le prime significative testimonianze archeologiche della sua presenza nel mondo risalgono a periodi più definiti, che si aggirano, secondo gli studiosi, attorno al 7000 a. C. per la Cina, ma anche per l’Iran, dove un sito archeologico ha restituito una giara da vino di quel periodo con tracce di resina di pino o di terebinto per una sua migliore conservazione. Altri reperti ci riportano a sei mila anni prima di Cristo per l’Armenia. Di particolare interesse, nel suo territorio, sono le scoperte archeologiche effettuate ad Areni, che hanno portato alla luce, in una grotta, oltre che residui di vino, un torchio per pigiare l’uva e strumenti, riferibili al 6100 a. C., che riconducono al processo di fermentazione e che, nel loro complesso, possono esser considerati come una vera e propria cantina: “la più antica struttura relativamente completa per la produzione del vino” secondo l’illustre archeologo armeno Gregory Areshian, recentemente scomparso, che fu condirettore del gruppo di scavo e di ricerca in quel sito. Ed è recente (2015), nell’area caucasica, in Georgia, vicino a Tbilisi, la scoperta, nel sito archeologico di Aradetis Orgora, di tracce di vino in un vaso a forma di animale, riferibile circa a 3000 anni a. C....,
Se sappiamo che la vite da uva, la vitis vinifera, era presente in Europa già in età preistorica, verso la fine dell’epoca terziaria, le prime significative testimonianze archeologiche della sua presenza nel mondo risalgono a periodi più definiti, che si aggirano, secondo gli studiosi, attorno al 7000 a. C. per la Cina, ma anche per l’Iran, dove un sito archeologico ha restituito una giara da vino di quel periodo con tracce di resina di pino o di terebinto per una sua migliore conservazione. Altri reperti ci riportano a sei mila anni prima di Cristo per l’Armenia. Di particolare interesse, nel suo territorio, sono le scoperte archeologiche effettuate ad Areni, che hanno portato alla luce, in una grotta, oltre che residui di vino, un torchio per pigiare l’uva e strumenti, riferibili al 6100 a. C., che riconducono al processo di fermentazione e che, nel loro complesso, possono esser considerati come una vera e propria cantina: “la più antica struttura relativamente completa per la produzione del vino” secondo l’illustre archeologo armeno Gregory Areshian, recentemente scomparso, che fu condirettore del gruppo di scavo e di ricerca in quel sito. Ed è recente (2015), nell’area caucasica, in Georgia, vicino a Tbilisi, la scoperta, nel sito archeologico di Aradetis Orgora, di tracce di vino in un vaso a forma di animale, riferibile circa a 3000 anni a. C....,
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