Albino Luciani, il Papa del sorriso

E' domenica 4 settembre l’atteso giorno in cui le campane torneranno a suonare a festa: in piazza San Pietro, a Roma, papa Francesco proclamerà beato il suo predecessore Giovanni Paolo I, al secolo Albino Luciani (1912-1978).
Fu pontefice per soli 33 giorni, dal 26 agosto al 28 settembre 1978, eppure questi bastarono per dare una ventata di santità alla Chiesa ed al mondo intero. «Alla notizia dell’elezione del nuovo Papa - scrive il giornalista Nicola Scopelliti nell’Introduzione al libro Il postino di Dio. Albino Luciani-Giovanni Paolo I, recentemente edito dalla Ares - si radunarono in piazza San Pietro oltre trecentomila persone, un miliardo di telespettatori si collegò invece in mondovisione. Ma, osservando quell’immensa folla, sicuramente [papa Luciani] si ricordò di una considerazione rivolta, dopo una visita pastorale, a don Francesco Taffarel: “Ricordati quanto svelta fu la folla a gridare “Osanna” e ugualmente svelta ad urlare “Crocifiggilo”. Dobbiamo aver fiducia solamente in Dio e lavorare per Lui».
Si definì “il postino di Dio”, che annunciava a tutti la «buona novella» del Vangelo. La gente - non solo i fedeli - lo definì invece “il Papa del sorriso” per la sua abituale amabilità. E lo fu veramente, intervenendo in modo semplice ma, ad un tempo, puntuale anche su questioni vitali ed urgenti pure per noi, oggi. Ad esempio sul tema dell’educazione: «Educare è, prima di tutto, arrivare al cuore e nutrirlo: educare è amare!», disse. Oppure sul vero valore del denaro: «Mi pare che molti abbiano puntato sul portafogli, sulle casseforti, sui libretti bancari. Dal Dio Trino la loro speranza è scivolata sul dio quattrino. L’avaro, di cui parla Trilussa, stava a contare i denari davanti allo specchio, per avere la consolazione di vederli raddoppiati»....
Fu pontefice per soli 33 giorni, dal 26 agosto al 28 settembre 1978, eppure questi bastarono per dare una ventata di santità alla Chiesa ed al mondo intero. «Alla notizia dell’elezione del nuovo Papa - scrive il giornalista Nicola Scopelliti nell’Introduzione al libro Il postino di Dio. Albino Luciani-Giovanni Paolo I, recentemente edito dalla Ares - si radunarono in piazza San Pietro oltre trecentomila persone, un miliardo di telespettatori si collegò invece in mondovisione. Ma, osservando quell’immensa folla, sicuramente [papa Luciani] si ricordò di una considerazione rivolta, dopo una visita pastorale, a don Francesco Taffarel: “Ricordati quanto svelta fu la folla a gridare “Osanna” e ugualmente svelta ad urlare “Crocifiggilo”. Dobbiamo aver fiducia solamente in Dio e lavorare per Lui».
Si definì “il postino di Dio”, che annunciava a tutti la «buona novella» del Vangelo. La gente - non solo i fedeli - lo definì invece “il Papa del sorriso” per la sua abituale amabilità. E lo fu veramente, intervenendo in modo semplice ma, ad un tempo, puntuale anche su questioni vitali ed urgenti pure per noi, oggi. Ad esempio sul tema dell’educazione: «Educare è, prima di tutto, arrivare al cuore e nutrirlo: educare è amare!», disse. Oppure sul vero valore del denaro: «Mi pare che molti abbiano puntato sul portafogli, sulle casseforti, sui libretti bancari. Dal Dio Trino la loro speranza è scivolata sul dio quattrino. L’avaro, di cui parla Trilussa, stava a contare i denari davanti allo specchio, per avere la consolazione di vederli raddoppiati»....
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