«Prendiamoci cura dei bambini che siamo stati»

Un libro sperimentale che coniuga il linguaggio del saggio scientifico con quello spiazzante e immaginifico della graphic novel. Un testo che vuole sollecitare riflessioni sulle capacità dell’infanzia che ognuno di noi va perdendo, per consentire ai lettori di mettersi in gioco con linguaggi e stimoli diversi da quelli ai quali siamo abituati: Anna Granata ci introduce fra le pagine del testo, rivelandone alcuni elementi di valore e d’interesse straordinari.
Il confronto tra il mondo degli adulti e quello dei più piccini rappresenta una tematica assai affascinante, oltreché estremamente attuale. L’impressione, tuttavia, è che sovente se ne dibatta troppo, ma non con quella profondità di pensiero e di giudizio che l’argomento meriterebbe. È sbagliato ritenere che una disamina più mirata aiuterebbe anche i genitori a orientarsi meglio dentro questo straordinario, immenso “universo”?
«Nel libro propongo un confronto con i bambini e le bambine che siamo stati. Grandi artisti, grandi scienziate, grandi filosofi e teologi che interrogano ogni aspetto della realtà. Pablo Picasso diceva che tutti nasciamo grandi artisti, il problema è continuare a esserlo da adulti. È solo a partire da un dialogo profondo coi bambini che siamo stati, che possiamo prenderci cura dei più piccoli in modo rispettoso delle loro straordinarie potenzialità, senza porre un “filtro” che ne valorizzi alcune a discapito di altre. I genitori, spesso, trasferiscono sui figli aspettative di genere oppure di classe sociale: è in questo modo che perdiamo talenti e svalutiamo le loro capacità»....
Il confronto tra il mondo degli adulti e quello dei più piccini rappresenta una tematica assai affascinante, oltreché estremamente attuale. L’impressione, tuttavia, è che sovente se ne dibatta troppo, ma non con quella profondità di pensiero e di giudizio che l’argomento meriterebbe. È sbagliato ritenere che una disamina più mirata aiuterebbe anche i genitori a orientarsi meglio dentro questo straordinario, immenso “universo”?
«Nel libro propongo un confronto con i bambini e le bambine che siamo stati. Grandi artisti, grandi scienziate, grandi filosofi e teologi che interrogano ogni aspetto della realtà. Pablo Picasso diceva che tutti nasciamo grandi artisti, il problema è continuare a esserlo da adulti. È solo a partire da un dialogo profondo coi bambini che siamo stati, che possiamo prenderci cura dei più piccoli in modo rispettoso delle loro straordinarie potenzialità, senza porre un “filtro” che ne valorizzi alcune a discapito di altre. I genitori, spesso, trasferiscono sui figli aspettative di genere oppure di classe sociale: è in questo modo che perdiamo talenti e svalutiamo le loro capacità»....
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