Nei nostri racconti il contenuto esonda dal contenitore

Ogni nuovo mattino, uscirò per le strade cercando i colori»: per introdurre i lettori dentro il caleidoscopio universo di cui va a comporsi “Chroma - Storie degeneri”, l’opera più recente (proposta nel catalogo de “Les Flaneurs Edizioni”) a sua firma, Tersite Rossi sceglie di citare Cesare Pavese. Cinque i colori chiamati a scandire questo testo formidabile, ciascuno dei quali è associato a un racconto che oltrepassa il genere di appartenenza in una sorta di “gioco” pressoché perfetto fitto di suggestioni, stimoli e spunti degni di gran nota.
Dopo avere appassionato i lettori con una serie di romanzi, ecco giungere in libreria “Chroma - Storie degeneri”: così, Tersite Rossi approda alla “formula” del racconto. Che cosa giustifica tale scelta? Perché essa è avvenuta proprio in questo momento e non prima?
«In realtà, la narrativa breve è una forma che pratichiamo da tempo. Il nostro secondo romanzo (“Sinistri”, uscito nel 2012) conteneva, a sua volta, dieci racconti. Poi abbiamo continuato a scriverne, per festival e riviste varie. Questa è soltanto - finalmente - la nostra prima raccolta di racconti a tutti gli effetti. Ci siamo arrivati ora poiché crediamo che il pubblico (il nostro e quello italiano in generale) abbia dato segno, negli ultimi anni, di essere più attento alla narrativa breve di quanto lo fosse, ad esempio, dieci anni fa».
Sono molti gli scrittori, appartenenti oltretutto alle epoche più disparate, che si sono cimentati con tale “formula” nel corso della propria carriera. Pensiamo, per esempio, a talenti della macchina per scrivere come Giorgio Scerbanenco oppure, in tempi più recenti, Niccolò Ammaniti. Qual è, a vostro avviso, la specificità del racconto rispetto al romanzo?
«Il racconto permette di arrivare immediatamente al punto. Questo consente a chi scrive di catturare più facilmente il lettore. Ovviamente solo a patto di fare le cose per bene, perché non basta essere brevi....
«In realtà, la narrativa breve è una forma che pratichiamo da tempo. Il nostro secondo romanzo (“Sinistri”, uscito nel 2012) conteneva, a sua volta, dieci racconti. Poi abbiamo continuato a scriverne, per festival e riviste varie. Questa è soltanto - finalmente - la nostra prima raccolta di racconti a tutti gli effetti. Ci siamo arrivati ora poiché crediamo che il pubblico (il nostro e quello italiano in generale) abbia dato segno, negli ultimi anni, di essere più attento alla narrativa breve di quanto lo fosse, ad esempio, dieci anni fa».
Sono molti gli scrittori, appartenenti oltretutto alle epoche più disparate, che si sono cimentati con tale “formula” nel corso della propria carriera. Pensiamo, per esempio, a talenti della macchina per scrivere come Giorgio Scerbanenco oppure, in tempi più recenti, Niccolò Ammaniti. Qual è, a vostro avviso, la specificità del racconto rispetto al romanzo?
«Il racconto permette di arrivare immediatamente al punto. Questo consente a chi scrive di catturare più facilmente il lettore. Ovviamente solo a patto di fare le cose per bene, perché non basta essere brevi....
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