L’amore, il viaggio e l’infinito. Montuori: trent’anni di “Rime”

28 APR 22
Ultimo aggiornamento: 19:4716 MAG 25
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Immagine di L’amore, il viaggio e l’infinito. Montuori: trent’anni di “Rime”
Il libro di poesie che Vincenzo Montuori si appresta a presentare all’ADAFA di Cremona (via Palestro 32), venerdì 29 aprile alle ore 17.30, non è soltanto la sua decima pubblicazione dal punto di vista poetico ma è qualcosa di più e di diverso: è un’autoantologia personale come si evince dal sottotitolo “Rime (1986-2016)”; è una scelta tra i testi del suo percorso poetico che hanno una determinata caratteristica, quella di essere testi quasi sempre in rima e in forme strofiche chiuse, sia derivate dalla tradizione lirica occidentale (sonetti, mottetti, quartine, canzonette) sia orientale e, in particolare della poesia classica giapponese (haiku, tanka, waka). Questo non vuol dire che Montuori non abbia scritto e non scriva in versi liberi ma la scelta di cui sopra è dettata da una convinzione di lunga data, come osserva Alessandro Fo nella sua prefazione: e cioè che la disciplina e la “gabbia dorata” della forma chiusa e della rima siano la precondizione per raggiungere il massimo dell’efficacia espressiva con il minor numero di mezzi possibile, in un ideale di brevitas cui aspirare che coincide paradossalmente, come suggerisce l’autore, con il silenzio. Si può affermare che la pubblicazione si articola su due grandi temi: nella prima parte, l’amore con i suoi aspetti positivi ma anche negativi, che sconfinano a volte nell’indifferenza, nel sentimento dell’assenza, nel contrasto tra le parti; nella seconda parte, invece, si accampano i temi dello scorrere del tempo, della memoria, del cammino e del viaggio che sono precipui della condizione stessa del poeta, fino alla dimensione dell’infinito...
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