“Morte di un liutaio. Le vicende di Giuseppe Rocca” presentato nella Libreria del Convegno

24 APR 22
Ultimo aggiornamento: 23:3215 GIU 26
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Sabato 9 aprile, in corso Campi, nella bella cornice della Libreria del Convegno, si è svolta un’affollata presentazione del primo romanzo di Flavia Vighini, scrittrice cremonese, “Morte di un liutaio. Le vicende di Giuseppe Rocca” (2022, Edizioni Bookabook).
Il libro tratta le vicende legate alla vita e alla misteriosa morte di Giuseppe Rocca, uno dei maggiori liutai italiani dell’Ottocento, nato a Barbaresco e vissuto tra Piemonte e Liguria, ad Alba, Torino e Genova. Adottando uno stile narrativo tipico del romanzo storico, che si rifà a opere quali quelle del Manzoni e di De Roberto, il libro ricostruisce la movimentata vita di Giuseppe Rocca, accompagnata da ben quattro mogli, e, soprattutto, la sua oscura e mai chiarita morte, avvicinando il libro anche al genere giallo.
La vivace presentazione è stata animata da Eloisa Martino, esperta in comunicazione, cinefila e appassionata di musica, che ha favorito la scoperta di molte interessanti connessioni con film (es. Don’t look up, film di Adam McKay del 2021) e brani musicali. Nel corso della presentazione, il pubblico è stato accompagnato alla scoperta del contesto storico, culturale e sociopolitico, finemente dettagliato, del romanzo. Un contesto la cui comprensione è di fondamentale importanza, visto la rilevanza per l’autrice di incrociare, come Manzoni, la “storia piccola” con la “storia grande”. Eloisa Martino, nel corso dell’incontro afferma che “dalle pagine del libro, si evince che Giuseppe Rocca non abbia avuto in vita ciò che realmente meritava. Ed è morto in circostanze strane, senza che la verità fosse mai venuta a galla. Grazie a Flavia, il liutaio Giuseppe Rocca sta ottenendo la sua verità. Una ‘verosimile’ verità. Ma, soprattutto, sta ottenendo le gratificazioni che, probabilmente, meritava”.
La presentazione è anche l’occasione per scoprire lo stretto rapporto tra l’opera, l’autrice e l’attuale periodo storico. Flavia Vighini nasce e vive a Cremona, città della musica e capitale mondiale del violino, dov’è possibile conoscere il mondo dei liutai, respirare il profumo delle loro vernici, ascoltare il rumore dei loro attrezzi e lasciarsi avvolgere dalla musica dei loro strumenti ad arco. Tale legame con il territorio e la liuteria spiega l’interesse dell’autrice verso l’intrigante figura di Giuseppe Rocca, liutaio anche se non di scuola cremonese. L’attualità del romanzo si ritrova nell’epidemia di colera che fa da sfondo alla narrazione delle vicende di Giuseppe Rocca. Nel romanzo, scritto durante la pandemia di Covid-19, vi è una descrizione dettagliata dell’esperienza dell’epidemia e delle credenze e reazioni che scatenò la diffusione del colera. Seppur ambientato nella prima e metà dell’Ottocento, infatti, “la storia si ripete uguale a sé stessa” e, allora come oggi, tra la popolazione vi era chi credeva che la malattia fosse un maleficio, un espediente di governo per sfollare le popolazioni e incutere un salutare timore nei superstiti e le quarantene e le altre procedure di contenimento erano derise.
Una passione per la storia e la letteratura, quella di Flavia, dipendente bancaria oltre che esperta di cooperazione internazionale, che crede però sia fondamentale saper integrare la razionalità con creatività ed emozioni. Flavia afferma di amare la contaminazione ed effettivamente le persone illuminate e che pensano al Bene Comune sono coloro che utilizzano sia la parte razionale che creativa e umanistica del proprio cervello. E, infatti, alcune di queste persone (politici, industriali e manager) - sono rimaste nella Storia, ‘grande o piccola’ che sia.
di Luca Daconto – docente presso Università degli studi Milano-Bicocca