L’epopea dei librai-girovaghi

3 FEB 22
Ultimo aggiornamento: 19:43 | 16 MAG 25
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Dalle ricerche che ho svolto sulle fonti riguardanti la vita culturale di Cremona emerge una storia poco conosciuta, ma carica di umanità per il modo con cui si è originata: quella della libreria-casa editrice aperta in città agli inizi del Novecento da Costantino Ghelfi, originario di Montereggio, paese della Lunigiana. Storia di emigrazione, sembra, comune a quella di tante persone che nella seconda metà dell’Ottocento lasciarono i propri paesi per cercare fortuna in strade ignote. E invece no: questa storia di comune non ha nulla, anzi possiede ancora oggi un che di straordinario, dai contorni quasi favolistici: libri comprati e venduti da gente non in grado di leggerli. Per comprenderne appieno la valenza è necessario inquadrare la storia particolare nel più ampio fenomeno nel quale essa si è originata.
Tra Ottocento e Novecento la Lunigiana era abitata da pastori dediti alla vendita di formaggi e castagne, attività insufficiente alla sussistenza economica delle famiglie, che si sforzarono di inventarsi nuovi mestieri, tra i quali proprio quello del libraio: realtà unica e forse irripetibile nella storia della cultura, che Oriana Fallaci ha dipinto con efficacissimi tratti: “A Montereggio e a Parana è difficile che la gente sappia leggere e scrivere; non ci sono che le pecore e castagni e si vive mangiando formaggio e polenta dolce… Eppure ogni casa di Montereggio è piena di libri intonsi; e a ogni stagione c’è un pastore che lascia il villaggio e va per il mondo a fare il libraio… Non avevano confidenza con l’alfabeto, ma “sentivano” quali libri era il caso di comprare e quali no… Aprivano per esempio una pagina qualsiasi dell’Orlando Furioso e cominciavano a declamare. Non leggevano, ma ripetevano le ottave che avevano sentito leggere da altri. I contadini, dopo essersi fatti giurare sulla Madonna dei Sette Rosari che lì dentro c’erano scritte proprio quelle belle parole, si decidevano a prendere il libro…”. Questa è la peculiarità del fenomeno: librai analfabeti (non per nulla Fallaci parla di “libri intonsi”, accumulati alla stregua di ogni altra merce) che a primavera partivano da Montereggio e Mulazzo con gerle piene di libri per diffonderli nelle principali città italiane, per poi ritornare ai paesi d’origine all’inizio dell’inverno. La scelta di questo singolare tipo di merce si dovette a una curiosa metamorfosi per cui i contadini, inizialmente venditori girovaghi di pietre per affilare le falci, entrarono in contatto con le associazioni promotrici dell’Unità d’Italia che affidarono loro opuscoli politici nella speranza di diffonderne la conoscenza per il loro tramite....
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