Narrare la “Memoria”, bene comune

La memoria: un bene prezioso individuale, che ci consente di custodire e rivivere eventi sia privati sia pubblici di cui siamo stati attori o spettatori, sentimenti, i più diversi, soprattutto quelli che ci hanno legato a persone care, a persone amate e magari perdute; ci consente di esercitare la nostra facoltà di giudizio, e tanto altro ancora. Ma anche un bene collettivo, la memoria, che ci permette di prender coscienza, come comunità, del processo storico con tutte le sue variabili, nel bene e nel male. La storia, si sa, ci consegna luci e ombre, progressi e regressi, tempeste, anche terribili tempeste. E allora ricordare e guidare soprattutto i giovani a ricordare, a riflettere, a esercitare una equilibrata critica diventa essenziale per un futuro più giusto, in cui si respiri un umanesimo vero, fatto di rispetto per l’uomo e per la vita. In questo contesto, tra altri eventi storici bui - tanti nel lungo cammino dell’umanità - si pone il dovere della memoria dell’olocausto e degli anni dell’orrore che hanno attraversato un lungo terribile periodo del secolo scorso: quello delle leggi razziali e del conseguente sterminio degli ebrei. Tutto questo dobbiamo ricordare.
Ce lo comandano, come imperativo morale, anche le parole perentorie che Primo Levi scrive, rivolgendosi al lettore, nei versi di Shemà (“Ascolta”) datati al 10 gennaio 1946, quando la liberazione da Auschwitz (che l’aveva visto internato) era avvenuta da circa un anno, il 27 gennaio 1945. Sono versi posti in apertura del suo primo libro memoriale, Se questo è un uomo: “Voi che vivete sicuri / nelle vostre tiepide case, / voi che trovate tornando a sera / il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo / che lavora nel fango / che non conosce pace / che lotta per mezzo pane / che muore per un sì o per un no. / Considerate se questa è una donna / senza capelli e senza nome / senza più forza di ricordare / vuoti gli occhi e freddo il grembo / come una rana d’inverno. / Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. / Scolpitele nel vostro cuore / stando in casa e andando per via / coricandovi alzandovi; / ripetetele ai vostri figli […].” E la voce perentoria e crudamente consapevole di Levi non è caduta nel vuoto....
Ce lo comandano, come imperativo morale, anche le parole perentorie che Primo Levi scrive, rivolgendosi al lettore, nei versi di Shemà (“Ascolta”) datati al 10 gennaio 1946, quando la liberazione da Auschwitz (che l’aveva visto internato) era avvenuta da circa un anno, il 27 gennaio 1945. Sono versi posti in apertura del suo primo libro memoriale, Se questo è un uomo: “Voi che vivete sicuri / nelle vostre tiepide case, / voi che trovate tornando a sera / il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo / che lavora nel fango / che non conosce pace / che lotta per mezzo pane / che muore per un sì o per un no. / Considerate se questa è una donna / senza capelli e senza nome / senza più forza di ricordare / vuoti gli occhi e freddo il grembo / come una rana d’inverno. / Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. / Scolpitele nel vostro cuore / stando in casa e andando per via / coricandovi alzandovi; / ripetetele ai vostri figli […].” E la voce perentoria e crudamente consapevole di Levi non è caduta nel vuoto....
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L’istituzione di un anniversario dedicato - proprio il 27 gennaio - con quanto di concreto può esservi espresso perché l’olocausto non rimanga solo un episodio da leggere sui libri, ma possa esser meglio conosciuto grazie a “strumenti” incisivi, dai viaggi della memoria ai racconti - scritti o orali - dei sopravvissuti all’eccidio, dall’esposizione di immagini alla realizzazione di opere d’arte capaci di fissare nel tempo quei tragici eventi, è un dovere ineludibile da esercitare nei confronti delle vittime e anche delle giovani generazioni in formazione. In tutto il mondo e anche da noi.
<+S NERO>
CREMONA E GLI EBREI
<+S CORSIVO>A Cremona gli ebrei sono passati e sono vissuti in momenti storici diversi e con esiti opposti. Tra il XIV e il XVI secolo avvenne, come è noto, un insediamento ebraico importante dal punto di vista commerciale ed economico, non senza tensioni tuttavia anche con la chiesa cattolica, sfociate nelle preoccupazioni del vescovo Niccolò Sfondrati e nell’intervento del cardinale Carlo Borromeo presso Filippo II re di Spagna per affrettarne la cacciata, avvenuta nel 1597
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CREMONA E GLI EBREI
<+S CORSIVO>A Cremona gli ebrei sono passati e sono vissuti in momenti storici diversi e con esiti opposti. Tra il XIV e il XVI secolo avvenne, come è noto, un insediamento ebraico importante dal punto di vista commerciale ed economico, non senza tensioni tuttavia anche con la chiesa cattolica, sfociate nelle preoccupazioni del vescovo Niccolò Sfondrati e nell’intervento del cardinale Carlo Borromeo presso Filippo II re di Spagna per affrettarne la cacciata, avvenuta nel 1597