«Può sbocciare un fiore in mezzo a tanto veleno?»

13 GEN 22
Ultimo aggiornamento: 19:4216 MAG 25
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Oggi ha 21 anni, pubblica libri ed è iscritto alla facoltà di Lettere presso l’Università degli Studi di Parma: Matteo Belgiovane è un giovane sereno, realizzato ed uno scrittore promettente. Ma la sua adolescenza non è stata per niente semplice: prima è stato vittima di episodi di bullismo, poi ha sperimentato l’emarginazione sociale, quindi la depressione. Nella scrittura però ha trovato la propria occasione di riscatto ed ora intende infondere coraggio e motivare quanti stiano facendo la sua stessa, triste esperienza, parlando ai giovani nelle scuole, negli oratori, nelle realtà aggregative. Come ci spiega in questa intervista.
Il tuo ultimo libro si intitola «L’arte del coraggio. Il primo violino». Di cosa parla?
«È ambientato a Pryp”jat’, una cittadina situata ad un paio di chilometri dalla centrale nucleare di Chernobyl. Ho scelto questo luogo, perché rappresenta la metafora di un evento improvviso, che sconvolge la vita, l’esplosione dell’impianto, avvenuta nel 1986.
Il libro mischia tra loro più generi: la poesia, la narrazione e la saggistica, per dare una profondità maggiore alle riflessioni espresse sulla vita, sulla felicità, sull’amore, sulla delusione, sui sentimenti».
Come si chiama il protagonista?
«Non ha un nome, per mia scelta: il lettore deve assumere le sue sembianze e vivere in prima persona tutta la vicenda»...
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