Enigmi e indizi muovono i passi di un nuovo mistero

Un fantasma s’aggira lungo le sinuose sponde del fiume Oglio: è il protagonista della storia, avvincente e inquietante insieme, che Nicola Lupi - una laurea in Ingegneria Meccanica, dal 2007 attivo presso l’Acciaieria Arvedi - s’è divertito a raccontare fra le pagine del suo romanzo più recente, “Il mistero della contessa Manna” (proposto nel catalogo della Casa editrice milanese “BookRoad”). Un testo di valore assoluto - una sapiente miscellanea di verità e leggenda - che rende testimonianza della bontà della prosa dell’autore cremonese (a confronto, per la terza volta, con la pagina scritta), capace di destreggiarsi nei più differenti contesti letterari.
“Il mistero della contessa Manna” è giunto in libreria dopo la precedente, fortunata esperienza con il suo romanzo d’esordio: “Ricordi di un omicidio”. Se si considera l’altra sua opera, “Nebù non ha paura”, ci pare che a lei piaccia affrontare generi sempre differenti. Qual è il motivo che la spinge a cambiare di continuo?
«Credo che scrivere sia un privilegio, un’opportunità e una grande responsabilità: il privilegio di avere un pubblico che legge le mie opere, l’opportunità di lanciare al lettore messaggi e riflessioni che mi stanno a cuore, la responsabilità di essere sempre attendibile nelle vicende che racconto. Il cambio di genere - dal thriller alla favola, fino ad arrivare al giallo - nasce dall’esigenza di comunicare, attraverso canali differenti, argomenti che ho scoperto essere particolarmente interessanti. Sono sicuro che i miei lettori percepiscano la passione che metto nelle ricerche ancora prima che nella stesura di una trama. Il fatto di cambiare mi offre, inoltre, l’opportunità di rivolgermi a un pubblico differente. Penso che uno scrittore si debba esprimere in tutti i campi ove venga condotta la sua sensibilità a seconda dello stato d’animo oppure delle fasi della sua vita: sono convinto che, solo in questo modo, si riesca a produrre uno scritto genuino, e che il pubblico lo riconosca e lo apprezzi. Non escludo, infatti, di cimentarmi anche in un romanzo di formazione oppure - perché no? - di natura ancora diversa»...
«Credo che scrivere sia un privilegio, un’opportunità e una grande responsabilità: il privilegio di avere un pubblico che legge le mie opere, l’opportunità di lanciare al lettore messaggi e riflessioni che mi stanno a cuore, la responsabilità di essere sempre attendibile nelle vicende che racconto. Il cambio di genere - dal thriller alla favola, fino ad arrivare al giallo - nasce dall’esigenza di comunicare, attraverso canali differenti, argomenti che ho scoperto essere particolarmente interessanti. Sono sicuro che i miei lettori percepiscano la passione che metto nelle ricerche ancora prima che nella stesura di una trama. Il fatto di cambiare mi offre, inoltre, l’opportunità di rivolgermi a un pubblico differente. Penso che uno scrittore si debba esprimere in tutti i campi ove venga condotta la sua sensibilità a seconda dello stato d’animo oppure delle fasi della sua vita: sono convinto che, solo in questo modo, si riesca a produrre uno scritto genuino, e che il pubblico lo riconosca e lo apprezzi. Non escludo, infatti, di cimentarmi anche in un romanzo di formazione oppure - perché no? - di natura ancora diversa»...
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