Riscoprire gli albori della scrittura musicale

«Nelle funzioni dilaga un atteggiamento populista. Ma cantare la liturgia non significa allietare una riunione di amici, come purtroppo è all’ordine del giorno. La musica sacra deve possedere tre caratteristiche: essere santa, essere arte vera, essere universale. Nel nostro terreno sono cresciute le erbacce». Sono le parole di Monsignor Valentino Miserachs Grau, direttore della cappella di Santa Maria Maggiore a Roma: sono state pronunciate nel 2017, in occasione del centenario della nascita del Cardinale Domenico Bartolucci direttore perpetuo della Cappella Sistina. Compositore e direttore, Bartolucci riteneva possibile conservare nel nostro tempo la ricchezza delle tradizioni del canto gregoriano e della polifonia rinascimentale, declinate però con un’accessibilità che permettesse la partecipazione dei credenti. Sebbene il libro di Michele Bosio, “La Musica Sacra - Estetica e storia, dal Canto gregoriano a Palestrina” non entri in questioni “dogmatiche” e quindi religiose o di fede, il suo testo è attualissimo per comprendere al meglio tutto ciò che sta attorno e “dentro” a questo tema.
Dove nasce l’esigenza di approfondire questo argomento?
«Il mio libro nasce soprattutto da un interesse personale: ho avuto l’esigenza di comprendere, attraverso le fonti, che cosa si intendesse - nell’arco dei secoli - con il termine “musica sacra”. Ho attinto a una corposa documentazione storica e bibliografica, il cui studio ha portato alla luce particolari tutt’altro che scontati....
«Il mio libro nasce soprattutto da un interesse personale: ho avuto l’esigenza di comprendere, attraverso le fonti, che cosa si intendesse - nell’arco dei secoli - con il termine “musica sacra”. Ho attinto a una corposa documentazione storica e bibliografica, il cui studio ha portato alla luce particolari tutt’altro che scontati....
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