L’ultimo Mazzolari

24 GIU 21
Ultimo aggiornamento: 17:32 | 16 MAG 25
Immagine di L’ultimo Mazzolari
Mi era rimasto impresso nella mente, leggendo - con pazienza e intuito - le pagine di Primo Mazzolari, il concetto di “lontananza”: gli facilita la riflessione, può immaginare le cose e le persone più diverse, e misura la dimensione dell’attesa, sentimento costantemente presente nell’uomo. In quel libro straordinario del 1934 "La più bella avventura", un figlio degenere se ne va lontano e così, dopo essersi ricreduto, ritorna alla casa del “padre” da lontano (dice l’autore “Non c’è nome per un paese che non è una ‘casa’. E’ la lontananza: la terra senza memorie, senza focolare, senza cimitero, senza sorrisi, anche se ci si sforza di crearli in serie. E’ l’assenza di Qualcuno, la quale non si misura a metri, specialmente se, in un gesto folle, ce lo siamo strappato dal cuore” (pag. 231 ).
A proposito, nel 2020, don Bruno Bignami fa uscire la Edizione critica di "I lontani... Motivi di un apostolato avventuroso" (Edizioni Dehoniane - Bologna), opuscolo che “appartiene a una delle stagioni più feconde della riflessione di don Primo, 1890-1959”, precisamente “alla seconda metà degli anni trenta (anni di attesa di tragiche aventure, proprio quando anche Montale con "Le occasioni" respirava la stessa aria di angoscia...), quando si concentrano molte delle sue pagine dedicate alla Chiesa, al suo rapporto con il mondo e all’evengelizzazione”.
Mazzolari, in queste cento pagine, ha una sezione tutta particolare per individuare i “lontani”: così, “Lontano... non è soltanto colui che, andandosene, ha sbattacchiato l’uscio di casa, e non s’è neppur voltato indietro, rotto i ponti e negato recisamente, audacemene. Di costoro ce n’eran di più qualche anno fa....
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