Il puzzle della Storia nelle terre di confine

24 GIU 21
Ultimo aggiornamento: 19:3216 MAG 25
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Un testo - striato di noir - di grande valenza, in cui l’autore s’è divertito a evocare il fascino della città dai due volti per antonomasia: Milano, tanto bella da visitare eppure così contraddittoria. Lo ha scritto - dando prova di un ottimo stile - il soresinese Christian Pizzati: fra le pagine del suo romanzo più recente, Campi grigi, fiori rossi (proposto nel catalogo di “Acar Edizioni”), gli innumerevoli tasselli di piccoli episodi individuali concorrono a completare l’immaginario, gigantesco puzzle della Storia.

L’isolamento domestico dettato dalla diffusione della pandemia da Covid-19 ha rappresentato per alcuni autori una parentesi di estremo sconforto, per l’impossibilità di una serie relazioni che non fossero virtuali. Al contrario, altri l’hanno inteso come un momento vantaggioso per la riflessione e per il raccoglimento. Qual è il suo pensiero in proposito?
«L’isolamento è stato molto duro, ma ha anche rappresentato il momento adatto per ritrovarsi davanti a un foglio bianco e fare i conti con se stessi. Buona parte del mio nuovo libro è stata scritta in questo periodo (tuttora non del tutto superato) e le atmosfere degli anni Ottanta sono state “toccate” dal mio stato d’animo. D’altronde, il flagello dell’Aids (che ha segnato quell’epoca) e la paura a seguito del disastro di Chernobyl non segnano, forse, le andate e i ritorni della Storia che si rinnova? Il lato luccicante della cosiddetta “Milano da bere” non nasconde i lati oscuri di una città “strangolata” dal consumismo? Oggi il virus si è innestato in una società già in difficoltà, con la “forbice” tra i ricchi e i poveri che si acuisce. Ecco, spesso nelle mie parole è calato il silenzio. Quello che durante il lockdown ha bussato alla nostra porta»....
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